Giovani e cibo quando il rapporto diventa difficile

Giovani e cibo quando il rapporto diventa difficile

Di Daniela Morandi

Il cibo è ciò che, insieme all’acqua che beviamo e all’aria che respiriamo, ci tiene in vita, ma per molti giovani quello con il cibo è un rapporto complicato, che tende ad accompagnare la persona per tutta la vita qualora il “nodo” non venga risolto.

Sono molteplici le cause che portano a “lottare” con il cibo tutta la vita e molto spesso queste cause sono profonde, complesse e creano tanta sofferenza da richiedere anni di terapia.

Fortunatamente sono anche molti i casi “semplici” nei quali il complicato rapporto con il cibo nasce da messaggi decisamente fuorvianti, che arrivano dai media e dal conseguente senso di inadeguatezza che nasce in molte ragazze in età adolescenziale (anche i ragazzi non ne sono immuni). Di conseguenza molti giovani si ritrovano a rifiutare il loro aspetto fisico, perché troppo lontano da ciò che i “canoni” richiedono. Da qui il passo al rifiuto del cibo è brevissimo.
Accanto a questo esiste (purtroppo) ancora la convinzione che, per dimagrire e trasformarsi in ciò che si desidera, sia necessario smettere di mangiare: ecco che i due fattori si sommano e il rapporto con il cibo nella vita dei ragazzi viene rovinato.

Questi li ho definiti casi “semplici”, perché negli anni ho capito che – se da una parte poco potevo fare contro i messaggi deliranti provenienti dalla moda e dalla pubblicità -, potevo fare invece molto per aiutare i ragazzi a “capire” e “conoscere” cos’è il cibo e come funziona nel nostro organismo. La prima cosa che scardino dalla mente dei ragazzi che si rivolgono a me per queste problematiche, è l’idea che un genitore o un professionista della nutrizione voglia, a tutti i costi, fargli prendere peso, ovvero che li voglia vedere “grassi e felici”: questo è fondamentale per abbattere la barriera di diffidenza che li porta a guardare gli adulti con molto sospetto quando iniziamo a parlare della loro alimentazione.

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Quello che io voglio fare è procedere piano piano per insegnare ai giovani che cosa è una proteina o un carboidrato o un grasso, ma soprattutto che cosa succede a livello biochimico (e non solo calorico!) nel nostro organismo quando scegliamo una cosa piuttosto che un’altra.

Ecco che si apre il dialogo e i ragazzi iniziano a capire che sono loro a gestire il cibo e non il cibo a gestire loro.

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Va spiegato loro che l’ultima cosa da fare per dimagrire è proprio smettere di mangiare: non solo il metabolismo rallenta perché inizia a “risparmiare”, ma lo mettiamo molto sotto stress con importante produzione dell’ormone Cortisolo, che altera il metabolismo degli zuccheri, con conseguenze negative sull’insulina e quindi, paradossalmente, sulla perdita di massa grassa vera. Infatti, non dobbiamo mai confondere la perdita di peso con il vero dimagrimento: il peso sulla bilancia lo si perde eliminando i liquidi o se deperiamo e perdiamo muscoli. La massa grassa la perdiamo quando sono i vestiti a diventare larghi e il nostro aspetto (soprattutto la pelle) diventa molto più bella e la nostra energia sale alle stelle.

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