Al momento stai visualizzando Un popolo invisibile sulla nostra pelle, il microbiota cutaneo

Un popolo invisibile sulla nostra pelle, il microbiota cutaneo

Speciale Ecosistema Pelle

La pelle ha una superficie molto ampia risultando l’organo più grande del nostro corpo e rappresenta un ecosistema con diverse caratteristiche abitative costituite da pieghe, nicchie, invaginazioni, dove vivono un’ampia gamma di microrganismi. Analizziamo l’insieme di questo popolo invisibile e come mantenerlo in uno stato di benessere.

LA FLORA EPICUTANEA

La pelle difende l’organismo da microrganismi patogeni e dalle sostanze tossiche, costituendo una componente fondamentale della cosiddetta “immunità innata” anche in virtù della presenza di un prezioso mix di microbi “buoni” che includono batteri, funghi e acari che convivono e interagiscono con il nostro sistema immunitario. Questo insieme di microorganismi che ricopre la nostra pelle è simile alla “flora intestinale” ed è noto come microbiota cutaneo o dermobiota che viene trasmesso alla nascita. Nelle primissime fasi della vita le associazioni microbiche sono dominate dagli stafilococchi. Con la crescita, le comunità microbiche cutanee diventano più complesse, fino a diventare simili a quelle dell’adulto già all’età di 12-18 mesi. Il microbiota cutaneo poi si stabilizza e rimane tale per ogni individuo, come se fosse un’impronta digitale ed è soggetto a variazioni in base all’area del corpo.

Leggi anche l’articolo Cos’è e come nasce un cosmetico

LE SPECIE MICROBICHE CUTANEE

È importante distinguere i batteri residenti, o commensali, da quelli transitori. I primi sono gruppi relativamente costanti che si rinnovano e ristabiliscono le nicchie ecologiche preesistenti dopo qualunque perturbazione, mentre i secondi derivano dall’ambiente circostante, persistono sulla pelle per poche ore o per giorni e in condizioni fisiologiche non risultano patogeni. I principali ceppi di batteri cutanei sono: Actinobacteria, Firmicutes e Bacteroides. Gli Actinobacteria sono prevalenti sulla pelle, gli anaerobi come i bifidobatteri abbondano nelle zone cutanee a minore presenza di ossigeno. Inoltre, sulla superficie epidermica si possono distinguere i siti sebacei o grassi, i siti umidi e i siti secchi. Nei primi predominano le specie di Propionibacterium e di Staphylococcus, mentre nei siti umidi risultano abbondanti le specie di Corynebacterium e Staphylococcus. Nei siti secchi risiede una popolazione mista di batteri, con una maggiore prevalenza di β-Proteobatteri e Flavobacteriales. In genere la diversità batterica sembra essere minore nei siti sebacei visto che i lipidi creano un ambiente ostile che seleziona quei microrganismi che possono tollerare tale condizione in virtù del pH acidulo del sebo. Tornando a parlare di batteri commensali lo Staphylococcus epidermidis costituisce la principale barriera nei confronti dello Staphylococcus aureus, in quanto produce antibiotici naturali. Gli stessi batteri commensali possono trasformarsi in patogeni opportunisti nel momento in cui vi sia, ad esempio, un’importante riduzione delle funzioni del sistema immunitario o un’alterazione dell’effetto barriera di una mucosa.

Leggi anche l’articolo La bellezza intelligente

@freepik.com

Il mantenimento di un microbiota in equilibrio, o eubiotico, dipende da diversi fattori interconnessi e complessi che sono in grado di modulare il microbiota cutaneo. La fisiologia dell’ospite, le caratteristiche dell’ambiente esterno, il sistema immunitario, il genotipo dell’ospite, lo stile di vita e possibili condizioni patologiche sono tutti fattori che esercitano un’influenza specifica. Altri fattori possono nuocere o alterare il microbiota cutaneo quali l’età, il sesso, l’alimentazione, lo stile di vita e l’utilizzo dei cosmetici non idonei soprattutto detergenti troppo aggressivi. È importante mantenere una composizione equilibrata del microbiota in modo da evitare la colonizzazione di batteri indesiderati. Quando si spezza questo equilibrio possono comparire problemi infiammatori, infezioni, allergie o malattie autoimmuni. La distruzione delle popolazioni microbiche cutanee è collegata al peggioramento di condizioni patologiche presenti, come la dermatite atopica, l’acne e la psoriasi. La ricerca scientifica ha focalizzato l’attenzione sullo studio di nuovi prodotti cosmetici contenenti batteri utili a combattere i disturbi cutanei dovuti ad agenti patogeni: parliamo di terapie cutanee con prebiotici, probiotici e postbiotici. È stato evidenziato un legame con le disbiosi intestinali caratterizzate da scarsa biodiversità microbica del tutto simile a quella evidenziata nei pazienti affetti da malattia infiammatoria intestinale. La somministrazione di ceppi di probiotici ha portato a una diminuzione dell’infiammazione intestinale e sistemica e al miglioramento della sintomatologia cutanea. Tali evidenze dimostrano l’esistenza di un vero e proprio “asse intestino-pelle”.

Per continuare a leggere l’articolo Abbonati alla rivista

Leggi anche l’articolo Skinplicity la cosmetica essenziale

Leggi anche l’articolo Esposoma e strategie contro

I Nostri Esperti – Leggi tutti gli articoli