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fitocosmesi scientifica e sostenibile

Di Umberto Borellini 

La green cosmetology sta conquistando il pianeta cosmetico. L’onda verde è partita più di 30 anni fa, quando anche le grandi case iniziarono a  mettere in etichetta mele verdissime, alghe di ogni tipo e fraticelli con il mortaio, ma poi dentro, a volte, c’erano soltanto belle colorazioni sintetiche e fragranze ricostruite come fossero “magici alberelli” profumati per auto.

Oggi l’approccio deve essere più razionale e scientifico, soprattutto in ambito professionale, quindi, prima di parlare di fitocosmesi scientifica, occorre fare una piccola premessa introduttiva. Negli ultimi decenni, come già accennato, si è assistito alla grande esplosione del “naturale”, ma per quanto riguarda i cosmetici in commercio, anche se venduti in erboristeria, in farmacia o nei reparti Bio dei supermercati, non possiamo parlare di prodotti completamente naturali o vegetali.

FACCIAMO UN PO’ DI ORDINE

Il fitocosmetico è quel cosmetico in cui vengono utilizzate, quali sostanze funzionali, ingredienti di derivazione vegetale. Un cosmetico è generalmente costituito da eccipienti, definiti anche come materie prime di base e da sostanze funzionali. L’eccipiente, a sua volta, può essere composto da ingredienti sintetici o di origine vegetale (oli, cere, ecc.). Le sostanze funzionali presenti in un fitocosmetico sono sempre costituite da sostanze di derivazione vegetale (estratti secchi, estratti fluidi, oli, cere, mucillagi ni, e molto altro ancora). Mentre i fitocosmetici possono essere considerati prodotti contenenti estratti vegetali vari, la fitocosmesi scientifica rappresenta l’evoluzione ultima, nel senso che utilizza estratti standardizzati e titolati, ma soprattutto presenti anche in farmacopea. In questo modo vengono utilizzate molecole chimicamente ben definite, o al limite frazioni isolate omogenee.

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Quando si parla di titolazione, si intende fare riferimento alla concentrazione di una sostanza funzionale all’interno di una sostanza o di un prodotto. Mediante la titolazione è per tanto possibile valutare con esattezza se ci sia, e in quale quantità, un determinato “attivo” al fine di valutare la maggiore o minore efficacia del prodotto. Il fine è quello di impiegare le quantità corrette di sostanza funzionale; per questo motivo sono da preferire le preparazioni titolate rispetto a quelle puramente erboristiche: molto spesso queste ultime non si rivelano molto utili, semplicemente perché non vengono utilizzate nelle dosi giuste. Quindi è importante conoscere le molecole attive presenti nella ”droga”. Quanta Escina ci sarà in quel dato estratto di Ippocastano? Quanta Curcumina in quello di Curcuma?

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I progressi della ricerca scientifica in questo campo hanno permesso di chiarire meglio le composizioni degli estratti vegetali, che possono essere ottenute da estrazione o da biofermentazione, come nel caso delle così dette “cellule staminali vegetali” che sono anche definite “meristematiche” e rappresentano una sorta di scorta naturale di sostanze riparatrici e antiossidanti (polifenoli, fenilpropanoidi, fitosteroli…) poste all’interno delle piante. Infine, si stanno studiando sistemi conservanti sempre più biocompatibili, di origine vegetale per sostituire i sempre meno tollerati conservanti sintetici. Oppure matrici ottenute da scarti alimentari purificati da erbe a crescita spontanea e ingredienti attivi da coltivazioni “Bio”. Questa cosmesi ricca di significati biologici e scientifici rappresenta sicuramente la base di una nuova frontiera della cosmetologia che punta perennemente su ingredienti sicuri, validati e ecocompatibili.

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