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L’intelligenza artificiale è davvero intelligente?

Stiamo entrando in una nuova fase dell’era digitale e l’Intelligenza Artificiale sta emergendo come una forza rivoluzionaria in molti settori, inclusa l’estetica professionale: Miria Barboni ci guida in un viaggio ai confini della tecnologia e delle sue applicazioni estetiche.

Miria Barboni - Esperta di Marketing e Copywriting per l'Estetica

L’Intelligenza Artificiale (IA) offre possibilità straordinarie, ma richiede una conoscenza attenta dei mutamenti che genera, e ha già generato, in molti ambiti del lavoro dell’estetica professionale per cogliere nella loro completezza le opportunità e le minacce che può rappresentare.

STORYTELLING: QUESTIONE DI IDENTITÁ

Sicuramente ad oggi una delle forme di IA più note è ChatGPT, una piattaforma che deve molta della sua popolarità alla velocità con la quale crea varie forme di contenuti. È evidente che per quelle professioniste che hanno scelto di occuparsi anche della creazione dei propri contenuti, tutto ciò sembrerebbe rappresentare un’occasione eccezionale per risparmiare tempo. Quasi mai è così e, se lo fosse, potrebbe essere molto rischioso. Per affermare questo è utile fare un passo indietro e analizzare un aspetto che si sorvola ma che è invece di fondamentale importanza. In questo senso il marketing ha fatto una magia, scegliendo un nome molto accattivante per un prodotto leggermente differente. Un po’ come se un’azienda chiamasse “crema anticellulite” un “tonico astringente”, e le clienti si applicassero il tonico aspettandosi dei risultati chiaramente impossibili da ottenere. Chiarisco il concetto: ad oggi, per quanto riguarda la parte di Intelligenza Artificiale a cui abbiamo accesso, non è corretto chiamarla “intelligenza” perché non è intelligente ma solo veloce. L’IA non è intelligente perché non sa rielaborare i concetti, in termini tecnici potremo dire che non ha capacità cognitive. La sua eccezionalità sta nell’accedere a infinite informazioni in modo molto rapido e sintetizzare la migliore soluzione possibile tra quelle a cui ha accesso. Personalmente la associo ad un’allieva del corso di estetica al primo giorno di scuola, molto volenterosa e instancabile ma completamente ignara di tecniche di lavoro, alla quale pensi di assegnare la comunicazione del tuo Centro. Facciamo un esempio. Immaginiamo di chiedere a ChatGPT di scrivere un post da utilizzare sui canali social, che tipo di risultato dovremo aspettarci? Premesso che le domande (prompt) devono essere molto dettagliate, i contenuti che fornisce l’intelligenza artificiale (output) non parlano dell’unicità del tuo Centro – della sua identità – ma della somma dei contenuti che sono presenti nel web e che più soddisfano la richiesta che le è stata fatta.

Questo ha due conseguenze:

1. Consente di risparmiare molto tempo perché tutto il lavoro di creazione si risolve in pochi minuti.

2. La comunicazione risulta generica, abbastanza banale e poco accattivante. Il ton of voice della comunicazione cambia, vengono meno quelle sfumature che caratterizzano l’individualità utilizzata fino a quel momento e il coinvolgimento emotivo/empatico di chi legge diminuisce giorno dopo giorno.

Questo significa che l’IA è inutile o dannosa? No. Questo significa che, ora più che mai, è necessario avere chiaro il proprio posizionamento e avere un’identità forte e definita.

Devono essere chiari:

– il target di riferimento,

– il bisogno da agitare,

– lo stile di comunicazione,

– la comunicazione dei principali competitor, in particolare del co-leader della categoria (il leader devi essere tu!)

– i meccanismi unici che rendono la soluzione proposta la migliore in assoluto.

Fatto questo… La vita è veramente meravigliosa, ma lo sarà anche la comunicazione del Centro e i clienti – abituali e nuovi – che saranno calamitati dalla qualità e quantità dei tuoi contenuti.

SE LI CONOSCI, LI EVITI

L’impatto dell’IA non si limita a quanto finora esposto, questa nuova tecnologia sta infatti trasformando il settore dell’estetica in ambiti altrettanto significativi. Grazie a sofisticati algoritmi, è possibile offrire analisi della pelle personalizzate, consigli su trattamenti specifici e una gestione ottimizzata degli appuntamenti. L’innovazione portata dall’IA nel settore dell’estetica, in questo caso, deve attivare un campanello d’allarme abbastanza urgente da gestire. Questa opportunità consente di realizzare delle App e dei software sovente molto costosi che solo aziende con budget molto importanti – ad oggi – possono permettersi. Parlo di competitor indiretti come Sephora, Douglas (attraverso i suoi flag store con corner beauty) e simili, che utilizzano queste tecnologie ad esempio per realizzare dei “check-up” online spesso supportati da una beauty specialist fisica, con l’obiettivo di vendere prodotti online o di portare i clienti all’intento dei propri store. Sovente, per fare questo, ricorrono a gaming o regali/bonus molto allettanti. Questi spazi digitali interattivi dedicati alla diagnosi della pelle in tempo reale, basata su immagini ad alta risoluzione e analisi dei dati, e alla creazione di trattamenti personalizzati che rispondono alle specifiche esigenze di ciascun individuo, sono sempre più coinvolgenti e offrono delle esperienze incredibilmente accattivanti. Rappresentano pertanto una seria minaccia, da conoscere ed evitare.

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