Una vita tra i banchi di scuola

Una vita tra i banchi di scuola

Di Camilla Barni

Abbiamo incontrato il professor Umberto Borellini per parlare di formazione, crescita professionale e del ruolo sociale dell’estetista

Cosmetologo di fama internazionale, scrittore, docente universitario, direttore scientifico, dirigente della scuola professionale BSA di Lugano, insegnante presso diverse scuole di specializzazione e ancora molto altro. Possiamo affermare che lei ha vissuto una vita tra i banchi di scuola. Quali sono le caratteristiche per essere un “buon maestro”?

Il docente è tutto, quando si parla di scuola. Vorrei trasmettere il significato etimologico sia del sostantivo Maestro che del verbo Insegnare.
I latini avevano il cervello molto fine e ancora non bruciato da internet (l’internet vuoto intendo): l’etimologia della parola maestro si ricollega al latino magister = maestro, a sua volta dall’unione di magis = grande + il suffisso comparativo -ter.
Perciò, in senso strettamente etimologico, maestro significa “il più grande”, cioè il più esperto, il più competente riguardo a una materia, ad un’arte ad una abilità, tale da essere il punto di riferimento per chi voglia apprendere tali conoscenze.
Avete capito? Ci vuole esperienza e cultura per insegnare, altrimenti si fanno danni, infatti, e arriviamo all’etimologia del verbo, insegnare significa imprimere, lasciare il segno nella mente di chi ti segue.
Vi rendete conto la responsabilità? L’insegnante dovrebbe essere esaminato da squadre di saggi che gli consentano questa magnifica opportunità, saggi che ne verifichino la didattica, la cultura (dogmatica e non solo), le attitudini psicologiche e l’integrità morale e deontologica. Pensate a dei bambini seguiti da un cattivo maestro a che disastro potrebbe condurre.
Io non so se ho queste capacità. Forse questa domanda andrebbe posta agli allievi che ho avuto in aula in questi 33 anni. Io non ero un bravo studente, finché non ho incrociato dei maestri che mi hanno illuminato. Dopo il loro incontro ho imparato ad amare la conoscenza, conoscenza sempre sfuggente, poiché come diceva Socrate, la sua unica certezza era di non sapere.

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Oggi il cliente che si rivolge a un centro estetico è sempre più informato e consapevole. Per l’estetista, la sola strada da percorrere per garantire un servizio efficiente e poter fare la differenza è quella della formazione e della specializzazione. Ci parla della figura dell’estetista al passo con i tempi?

Lo ripeto sempre, l’estetista per evolvere deve selezionare un percorso di formazione ”super-partes”. Altrimenti non è formazione, ma ”informazione”(commerciale). Utilissima ci mancherebbe, soprattutto per proporre al meglio i prodotti che si hanno a catalogo, ma diversa dalla formazione culturale, che deve ruotare attorno alla professione con tematiche legate alla cute, alla cosmetologia, alla cultura scientifica, all’alimentazione, alle apparecchiature, al make-up e a molto altro ancora.
Inoltre, da ora in poi, in questa fase che si chiama post (speriamo) Covid, si dovrà andare oltre. Chi si occupa di estetica dovrà conoscere e capire anche le dinamiche psicologiche, per risolvere i rapporti tra inestetismi e disagi psichici che, a livello psicosomatico, si evidenziano continuamente, e potrà così rappresentare un concreto punto di riferimento per accogliere la persona “disorientata”, impaurita e aiutarla a recuperare autostima, voglia di piacere e di sedurre, che stanno alla base della vita sociale.

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