Trend 2016: A piccoli passi, verso un futuro in crescita

19 gennaio 2016

Interviste ai più importanti esponenti delle associazioni di categoria e alle aziende che analizzano la situazione del comparto dell’estetica, che per il 2016 segna una previsione di crescita dell’1,6%.

Fabio Rossello, Presidente di Cosmetica Italia - Associazione Nazionale Imprese Cosmetiche

Fabio Rossello, Presidente di
Cosmetica Italia – Associazione
Nazionale Imprese Cosmetiche

Dottor Rossello, con un valore che supera i 9.700 milioni di euro il fatturato, cioè il valore della produzione dell’industria cosmetica italiana, ha registrato, a fine 2015, un trend positivo superiore al 4%. Qual è la sua interpretazione di questo importante dato di mercato, emerso dall’Indagine congiunturale del Centro Studi di Cosmetica Italia, giunta alla 30esima edizione?

Il settore, nonostante la particolare situazione economica, tende a posizionarsi meglio degli altri che hanno a che fare con i beni non durevoli. Si conferma, così, aciclico, cioè scarsamente influenzato dalla congiuntura economica. A determinare il suo andamento positivo, l’incremento delle esportazioni; non bisogna però dimenticare che il settore vede la presenza al suo interno oltre 30000 addetti, che diventano oltre 200.000, se consideriamo l’intera filiera della cosmetica. Numeri che fanno pensare a un mercato in crescita e che sono il frutto di un’attenzione costante alla qualità, riconosciuta anche oltre i confini nazionali. Basti pensare che, circa il 60% del make-up venduto nel mondo, è prodotto nel nostro Paese e solo successivamente viene brandizzato da marchi esteri. Il cosmetico è un bene al quale difficilmente si rinuncia, fondamentalmente per due motivi: è un prodotto indispensabile di igiene quotidiana e benessere personale che accompagna molte delle azioni giornaliere di ciascun individuo e ha una valenza che potremmo definire sociale. Consente, infatti, di giocare con il nostro corpo, facendoci sentire bene con noi stessi e, di conseguenza, anche con gli altri.

Quali sono, nello specifico, i dati relativi all’export? Quali sono i mercati più promettenti?

Rispetto all’anno precedente, le vendite all’estero sono aumentate del 10.5%,con un valore che si avvicina ai 3.700 milioni di Euro. Premettendo che i primi tre clienti della cosmesi italiana sono Germania, Francia e Regno Unito, gli occhi sono puntati su due mercati molto interessanti: gli Stati Uniti e il Far East. Un dato, su tutti: la crescita dell’export negli Emirati Arabi Uniti registra +20,1%, per oltre 117 milioni di Euro.

Negli istituti di bellezza, analogamente ai saloni di acconciatura, si conferma da qualche esercizio il calo di consumo. Nei centri estetici, nel secondo semestre 2015 c’è stata una contrazione del 3,2%, per un valore di mercato vicino ai 230 milioni di Euro. A cosa è dovuto, secondo lei, questo calo?

A registrare un segno negativo, è tutto il segmento del professionale, in Italia. Le cause principali sono tre: la mancanza del potere di acquisto dell’utente finale, determila concorrenza sempre più agguerrita e caratterizzata, molto spesso, da un’offerta cosmetica di dubbia qualità e provenienza e la mancanza d’identità. Su quest’ultimo elemento, vorrei soffermarmi. Credo che il Centro Estetico, in linea di massima, abbia perso personalità e valenza, tutto è funzionale al mero servizio estetico. Per ripartire, è necessario introdurre l’elemento esperienziale. La clientela deve sentirsi bene, coccolata e accompagnata durante i trattamenti; l’operatrice, dal canto suo, deve mostrare grande professionalità, illustrare caratteristiche e funzionalità della sua offerta estetica ma, al tempo stesso, deve trasmettere calore umano, trasformando l’istituto in un luogo di benessere a 360 gradi, nel quale vivere esperienze polisensoriali, anticipando le esigenze della clientela. Riconoscibilità, fruibilità ed esperienzialità sono i cardini del nuovo Centro Estetico, che deve entrare nell’ottica del multiservizio.

Qual è l’approccio del consumatore all’acquisto di cosmetici?

La clientela è alla ricerca di innovazione e di gioco. L’innovazione è un elemento che connota l’intero settore. A testimoniarlo, vi sono anche dati oggettivi, che rientrano in quella che potremmo definire la ‘logica dei numeri doppi’: la quota di investimenti in R&S del settore, infatti, è il doppio della media italiana, cioè l’8% del fatturato contro il 4%. Doppio, sempre in riferimento alla media italiana, è anche la quota di laureati e di donne impegnate nel settore. Il gioco, invece, si traduce nel desiderio di sperimentare prodotti cosmetici sempre nuovi e diversi, trattamenti che lascino un ricordo e che facciano vivere un’emozione. E qui, torniamo all’importanza dell’elemento esperienziale.

Quale pensa che sarà l’andamento del mercato nel 2016? Gli italiani investiranno di più nei prodotti beauty?

Ci troviamo in una nuova era socioeconomica, nella quale tutto può succedere. Nonostante questo, credo che il settore continuerà ad avere un trend positivo. Ancor più, se si riuscirà a limitare il processo di polarizzazione dei consumi. Gli italiani, da qualche tempo, tendono a razionalizzare le proprie scelte. C’è chi si è spostato su canali e su fasce di prezzo più economiche e c’è chi, invece, acquista cosmetici al top di gamma. Così, si è indebolita la fascia di prezzo intermedia, origina

ndo il cosiddetto “effetto clessidra”, che va attenuato. Come viene evidenziato dalla rilevazione congiunturale online del Centro Studi sui dati preconsuntivi del primo semestre e sulle previsioni relative al secondo semestre 2015, la crescita aumenterà un po’ nel 2016. A livello di zona Euro, nell’anno che è alle porte si prevede un aumento dell’1,6% . Procediamo, a piccoli e lenti passi, verso un futuro in crescita.


Franco Bernardo Cerisola, Presidente F.A.P.I.B. – Associazione Nazionale Fornitori Attrezzature per Acconciatori e Istituti di Bellezza

Franco Bernardo Cerisola,
Presidente F.A.P.I.B. – Associazione Nazionale Fornitori Attrezzature per Acconciatori e Istituti di Bellezza

Per quanto riguarda le apparecchiature, il momento storico è sicuramente delicato. Il settore ha bisogno di Istituzioni che sostengano l’innovazione tecnologica e la sua regolamentazione. In quest’ottica, quali sono le sue previsioni per il 2016?

È sempre facile poter raccontare i successi conseguiti, tuttavia ritengo che sia altrettanto importante far conoscere la realtà del mondo in cui la nostra associazione, la F.A.P.I.B., interagisce per spronare tutti a prendere atto delle difficoltà oggettive e “fare squadra” per poter avere maggior peso nelle azioni e per continuare a supportare le proposte di innovazione tecnologica e di sicurezza riguardo alle apparecchiature per il mercato dell’estetica affinché finalmente vengano recepite dalle Istituzioni. Come avevo già messo in evidenza sulle pagine di questa rivista, l’attesa del nuovo Decreto e le discordanti opinioni sulla validità di quello attualmente in essere, non favoriscono certamente scenari positivi. La pubblicazione del nuovo regolamento viene data per imminente già da alcuni mesi. Il nostro personale parere è che l’attesa di chi pensa che tale nuovo decreto possa finalmente promuovere il rilancio del mercato dell’estetica professionale, sarà vana. Le bozze che noi abbiamo visionato non contengono alcuna novità tecnologica, i progetti che i nostri associati e in generale le aziende del settore hanno nei loro cassetti, dovranno ancora restare nei libri dei sogni. E solo quelle realtà aziendali che ormai si rivolgono sempre più verso i mercati esteri potranno sviluppare le loro idee e produrre le nuove apparecchiature non commercializzabili in Italia.

Secondo lei, quali sono le azioni più efficaci per promuovere il progresso scientifico del settore, nonché il suo sviluppo?

Si ha l’impressione che le Istituzioni (Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero della Salute) siano scarsamente interessati a mantenere e far crescere un mercato che produce reddito e occupazione; sono più di 30.000 i centri estetici che operano in Italia con una stima di circa 100.000 addetti impiegati, ai quali bisogna aggiungere quelli delle aziende che producono e commercializzano i loro prodotti quotidianamente utilizzati nei centri estetici. I primi tentativi di far sentire la nostra voce non hanno sortito gli effetti desiderati, non ritengo che la nostra associazione possa assumere un atteggiamento barricadiero, tuttavia in maniera ferma e risoluta non tralasceremo alcuna azione, affinché finalmente le nuove tecnologie diventino l’elemento trainante del settore e vengano incluse tra quelle utilizzabili dall’estetista. Questo, con tempi brevi, non con quelli della burocrazia.

Può svelarci gli obiettivi e i progetti di F.A.P.I.B. per l’anno a venire?

Argomento di importanza centrale per i nostri associati e per le aziende del settore, dovrà essere, oltre alle nuove tecnologie, la sicurezza del cliente finale. Possiamo riassumere i nostri obiettivi e gli elementi sui quali punteremo usando alcune parole chiave: collaborazione con le associazioni di categoria; formazione continua offerta alle estetiste su nuove tecnologie e rivisitazioni di quelle esistenti; informazioni veritiere; Made in Italy; Codice Etico.


Valeria Sylvia Ferron, Vice Presidente nazionale Categoria Estetica, Confartigianato Vicenza

Valeria Sylvia Ferron,
Vice Presidente nazionale
Categoria Estetica,
Confartigianato Vicenza

All’interno del centro estetico, si fa largo l’idea del multiservizio. L’istituto deve quindi aprire le porte alla shopping experience, arricchendo l’esperienza di acquisto della clientela finale, con l’elemento multisensoriale. Quali sono le caratteristiche e le competenze che un’estetista deve necessariamente avere affinchè prodotti e trattamenti assumano questa valenza?

Partiamo dalla considerazione che l’estetista è una professionista e nessuno, meglio di lei, sa valorizzare la bellezza delle persone. Il termine ‘estetista’ è riduttivo se usato in riferimento alla capacità di realizzare trattamenti. L’operatrice del settore, infatti, deve apparire soprattutto come consulente personalizzata. Ecco perché la strada corretta è quella di offrire alla cliente la possibilità di usufruire di molti servizi all’interno dello stesso Centro: non solo interventi estetici ma anche fitness, nutrizione, look, esperienze polisensoriali che diano al cliente una sensazione di benessere. Avviene perciò che l’estetista deve essere in grado di offrire alla cliente non solo un servizio ma propriamente un’emozione. Quando entra nel nostro Istituto, le offriamo una serie di attenzioni e coccole che le lascia il ricordo di un vero e proprio intrattenimento. Un coinvolgimento che può riguardare tutti e 5 i sensi; si pensi al ruolo svolto dai profumi, dai colori, dall’offerta di una tisana o un di prodotto nutrizionale e, indubbiamente, all’importanza della musica d’ambiente.

Quali sono, secondo lei, i prodotti cosmetici che nel 2016 incontreranno il maggior consenso da parte della clientela d’Istituto (viso, corpo, bio, green…)?

Le aziende cosmetiche propongono sempre più i trattamenti viso e corpo anti-age, oltre agli integratori in abbinamento con il prodotto di mantenimento domiciliare. Dobbiamo tuttavia ricordare che per effettuare la vendita di prodotti alimentari, anche se confezionati, è necessario essere in possesso di qualifica per la somministrazione di alimenti e dichiarare la licenza di vendita di prodotti di commercio.

In che modo le aziende del settore possono supportare le professioniste, con l’obiettivo comune di incrementare il business all’interno del settore?

Le aziende cosmetiche devono continuare a sostenere le professioniste con materiali promozionali, proposte formative e di aggiornamento, seguendo i trend e le necessità del settore. Sempre più spesso sento dire che non basta più lavorare solo con le mani, serve una cultura diversa e una formazione continua e sempre più mirata. Si parte dall’analisi della clientela: la scheda cliente, che è uno strumento ottimo per conoscere le caratteristiche di chi frequenta il nostro centro, a oggi, non è utilizzata da tutte le operatrici. Come facciamo allora a dare il meglio se non conosciamo la cliente e le sue aspettative? In secondo luogo, dobbiamo essere consapevoli che la tipologia della nostra clientela cambia sempre più frequentemente e pertanto è imprescindibile comprenderne i profili. Nel giro di qualche decennio potremmo avere degli importanti mutamenti: la popolazione, infatti, è sempre più longeva e, di conseguenza, tendente all’invecchiamento, anche cutaneo. Con ogni probabilità, sarà sempre più multietnica e presenterà diverse tipologie di epidermide. Quali saranno, quindi, i trattamenti estetici richiesti da questi target? Per individuarli, serve l’aggiornamento continuo da parte nostra e da parte delle aziende cosmetiche che devono essere in grado di proporci referenze su misura, per esigenze specifiche

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