Tirar fuori le unghie

20 febbraio 2017

Restituire all’estetista la dignità che merita e ridefinire i requisiti per l’esercizio dell’attività sono obiettivi di un progetto di legge. Il settore della bellezza e del benessere, infatti, è troppo spesso obiettivo di soggetti senza adeguata preparazione che alimentano fenomeni di abusivismo e forme di concorrenza sleale.  L’approfondimento di Valeria Sylvia Ferron, Presidente Categoria Estetica Confartigianato Vicenza.

Talvolta vale la pena affrontare temi orientati alla tutela della nostra categoria che – dispiace ammetterlo – troppo spesso è ambito di ingerenza da parte di persone non abilitate a svolgere l’attività di estetista. Del resto è funzione specifica delle associazioni di categoria come la nostra, quella di dare assistenza su normative e tematiche sindacali per vedere rispettati i diritti dell’estetista. Come Confartigianato Vicenza, diamo spesso il nostro apporto ai progetti di revisione delle normative di settore a livello provinciale, regionale e nazionale: è un lavoro di lobby fondamentale che, negli ultimi tempi, si rende sempre più necessario proprio per contrastare le minacce di aggressione da parte di chi reputa la disciplina estetica un terreno di conquista.

Mi riferisco ad aspetti della nostra professione che spesso vediamo essere svolti da altri “professionisti” che tuttavia non hanno abilitazione per svolgere trattamenti estetici. Affrontare ora tutti i casi che riscontriamo, esprimendo valutazioni sulla giurisprudenza che darebbe diritto anche ad altri di svolgere liberamente il lavoro che compete invece all’estetista, sarebbe un lavoro troppo lungo e perfino noioso. Sta di fatto che assistiamo troppo spesso a fenomeni ingiustificati di “assalto alla diligenza”, motivati da irragionevoli logiche commerciali che vedono nel settore benessere un business da sfruttare, con casi di persone e realtà che si “infilano” senza regole.

Andiamo per ordine: partendo dalla famosa Legge 1 che nel 1990 ha disciplinato il nostro settore a livello nazionale, veniva allora data una definizione dell’attività di estetista come quella che “…comprende tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggerne l’aspetto estetico, modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti. Tale attività può essere svolta con l’attuazione di tecniche manuali, con l’utilizzazione degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico […] con l’applicazione dei prodotti cosmetici, […] escluse le prestazioni dirette in linea specifica ed esclusiva a finalità di carattere terapeutico”. A suo tempo una definizione del genere aveva un senso compiuto, ma a distanza di 27 anni purtroppo la nostra legge nazionale di settore è rimasta ferma al palo di fronte ai cambiamenti di scenario e alle mutate esigenze di benessere sviluppatesi negli ultimi decenni. Cosicché nel tempo rappresentanti di interessi di parte hanno avvalorato una tesi diversa, secondo cui il “benessere” non rientra all’interno del settore e determinati trattamenti estetici possono essere svolti addirittura in forma libera, senza alcuna qualifica o abilitazione. Per essere più concreti: saune e SPA negli alberghi, attività di massaggio considerato “armonico” e non estetico, trattamenti di trucco e manicure in esercizi non autorizzati, lampade abbronzanti in locali generici e senza alcun presidio… tanto per citare alcune delle anomalie che riscontriamo.

Il personale addetto c’è, ma non possiede alcuna qualifica o a malapena avrà svolto un corso generico di qualche decina di ore: quali garanzie di igiene, sicurezza e professionalità potrà dunque avere il cliente, di fronte a queste situazioni? Quale rischio corre sulla propria pelle? Un appunto particolare lo voglio fare in relazione all’attività di onicotecnica, per la quale assistiamo alle più disparate interpretazioni. Una delle attività più sacre del nostro mestiere, viene spesso praticata da altri soggetti non autorizzati, in virtù di fantasiose interpretazioni per cui la decorazione e ricostruzione delle unghie non rientrano esclusivamente nel campo dell’estetista. Proviamo a sentire come la pensano in proposito le ASL territoriali, che fissano precisi requisiti igienico sanitari per l’esercizio di tale attività, a dimostrazione che, per esercitare la nostra professione serve una formazione accurata e specifici percorsi di qualifica.

È evidente perciò che questo fenomeno, che permette ad altri soggetti di svolgere la nostra stessa attività senza le dovute licenze appropriandosi così del nostro mestiere, svilisce il nostro settore che, al contrario, dovrebbe far valere tutta la qualità della nostra preparazione. Confidiamo nei progetti di legge annunciati, che dovrebbero ridefinire la materia a livello nazionale e restituire all’estetista la dignità che merita, evitando la proliferazione di forme di concorrenza sleale in un settore già vittima predestinata e preferita di un abusivismo allarmante.

Valeria Sylvia Ferron
Valeria Sylvia Ferron inizia la propria formazione nell’estetica professionale come scuola dell’obbligo e opera come estetista da quando aveva 18 anni. Ha avviato e gestito diversi Istituti di estetica e benessere, un’attività che prosegue oggi, dopo 26 anni di lavoro come titolare. Parallelamente coltiva il suo interesse per il trucco teatrale e il body painting, conseguendo nel 2009, il brevetto di Truccatrice Teatrale e Cinematografica a Roma. Da 9 anni docente in un istituto di formazione professionale per estetiste a Vicenza. È da anni impegnata nella tutela e sviluppo della categoria estetica attraverso Confartigianato, rivestendo il ruolo di Presidente prima a livello provinciale, in seguito regionale e dal 2012 come Vice nazionale.
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