Ti vedo so chi sei (parte terza)

17 luglio 2015

Le immagini che vedono raffigurate la posizione dell’operatore e le modalità di “presa” vi aiuteranno durante il lavoro. Prima di iniziare raccomando a tutti l’elemento tecnico/operativo più importante:

  • la sensibilità del tocco
  • il discernimento tra volgare trazione e “messa in tensione”.

Mettere in tensione una struttura sfrutta una forza “traente” ma prima di essere una manovra meramente esecutiva è un momento di “ascolto strutturale”, di conoscenza e valutazione; questi aspetti non smettono mai di essere presenti e la nostra forza di trazione sarà sempre modulata da ciò che le mani percepiranno.

Le nostre mani trazioneranno solo ciò che verrà “concesso” dalla struttura messa in tensione; ciò di cui stiamo parlando è la vera essenza suprema di un operatore manuale degno di questo nome, un professionista capace tecnicamente, ma ancor più in grado di gestire le proprie conoscenze/ competenze/capacità in base alle necessità, siano esse generiche o specifiche e sempre nel pieno e totale rispetto dell’ospite.

Per iniziare

Ciò che vedremo è una metodologia di base che utilizzerà tecniche di detensionamento denominate globali, in grado cioè di intervenire su ampie strutture corporee. Tecnicamente il detensionamento miofasciale si attua in tre tempi, relativamente semplici.

  • In un primo tempo l’operatore induce un allungamento lento e progressivo che mette in tensione il segmento interessato senza arrivare a superare l’elasticità fisiologica dei tessuti trattati. Non si deve concepire la tensione come una trazione in quanto questa, superando le barriere elastiche fisiologiche, provocherebbe una reazione di difesa neuromuscolare ad opera dei corpuscoli del Golgi che si traduce in una contrazione concentrica dell’elemento miofasciale interessato; per evitare ciò è necessario, oltre ad una elevata sensibilità manuale, anche la collaborazione del cliente, il quale deve aver modo di verbalizzare eventuali situazioni poco confortevoli.
  • Il secondo tempo è caratterizzato dal mantenimento della tensione indotta dall’operatore. È la fase più importante del trattamento miofasciale. La sua durata può variare da uno a due minuti che è il tempo fisiologico necessario a modificare la struttura profonda fasciale, in particolare la disposizione dei fasci connettivi che tenderanno così a disporsi “in serie” determinando un allungamento del tessuto fasciale.
  • Il terzo tempo è caratterizzato dal ritorno lento alla posizione originaria del segmento interessato.

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In sequenza fotografica analizzeremo il trattamento globale di:

• tratto cervicale

• spalle • pettorali

• arti superiori

• arti inferiori

uniti a formare una metodica “preparatoria” ai successivi interventi drenanti.

Eugenio Cresseri
Massofisioterapista, massaggiatore sportivo specializzato in terapia manuale osteopatica applicata, si interessa da oltre 25 anni della formazione, specializzazione e aggiornamento nei settori salute, benessere, prevenzione e attività motoria. Responsabile didattico in diverse realtà didattiche orientate alla formazione specifica in discipline bio naturali. Presidente dell'Associazione Nazionale Operatori Benessere, promotore del progetto Pilates for Life sul territorio Nazionale. Collabora attivamente all’interno di numerose aziende leader del settore estetico come formatore nelle discipline manuali e operative.
Associazione Nazionale Accademica ● T +39 339 6593825