Terremoto nel Centro Italia

25 agosto 2016

Nella notte tra martedi 23 e mercoledi 24 alle 3,36 si è verificato un terremoto, che ha raggiunto il magnitudo 6.0, nei comuni di Amatrice e Accumoli (in provincia di Rieti) e Arquata del Tronto (in provincia di Ascoli Piceno).

Le città sono state devastate e dopo due giorni si contano 241 morti accertati.

Giovedì nel Cdm delle 18 il Governo metterà in campo i primi provvedimenti post-sisma, a partire dalla dichiarazione di stato d’emergenza per le aree colpite e l’erogazione dei 234 milioni del Fondo per le emergenze nazionali. Giunta straordinaria in Regione Lazio stamani sulla situazione del Reatino. L’Abi ha invitato le banche a sospendere le rate dei mutui delle case danneggiate.

Protezione civile, vigili del fuoco, polizia, carabinieri: sono centinaia gli uomini mobilitati negli interventi di soccorso nelle zone colpite. Scavano con le mani, in una lotta contro il tempo, per trovare persone ancora vive sepolte sotto le macerie. Soccorrono e aiutano i feriti. Centinaia anche i volontari accorsi per portare aiuto.

Sono attivi i numeri della Protezione civile: 800 840840 e 803555.

Di seguito la lettera ricevuta da don Alberto Fossati, segretario del vescovo don Giovanni D’Ercoleche contiene parole di forza e amore, per le vittime del terremoto

Per raccontare questa storia iniziata una settimana fa con il terremoto, dobbiamo fissare le montagne attorno a Pescara del Tronto e Arquata, ricoperte dal verde dei prati al termine di un’estate, pensare alle arrampicate in gruppo, in cordata e allargare lo sguardo alle pietre di paesi distrutti, con cuori fatti di frammenti dispersi in periferia.

È un dolore che non si silenzia con il tempo. I ragazzi sono “custodi” gli uni degli altri.

Dobbiamo imparare a riappropriarci del rapporto personale con Cristo, poi ognuno lo vive dove si trova. Da luoghi di dolore a luoghi di speranza. “Hai trasformato il nostro lamento in danza”. Questo versetto dei Salmi è la descrizione poetica di quello che è accaduto a noi e alla nostra gente. Sperimentiamo tutti, nonostante gli occhi ancora gonfi di lacrime, che persino i pianti possono diventare fecondi quando qualcuno ti ricorda che non tutto è perduto se rimane la voglia, la decisione, la passione di voler ricominciare.

Dobbiamo rialzare i muri caduti delle nostre certezze e dei nostri entusiasmi, e guardare direzioni più alte delle macerie che ci circondano. Si sa, quando si soffre, la sofferenza rischia di diventare totalizzante; l’unica chiave di lettura di tutta la storia. Ma chi ti vuole davvero bene non ti compiange, né ti abbandona, ma ti aiuta a ricordare, a guardare tutta la realtà, non solo quella che fa più rumore e più male. Fra i sorrisi rugosi degli anziani e le inquietudini dei bambini, tra gli occhi lucidi dei giovani e le mani strette dei superstiti.

Non servono scampoli di benedizioni ma una paternità forte su cui poggiare progetti di ricostruzione che non possono crescere orfani di amore. Solo quando qualcuno si sente amato riesce ad osare, a rischiare, a provare vie audaci di ripresa. È questo Amore che vogliamo sperimentare tutti. Certe cose, però, non le puoi davvero raccontare, perché la parola tradisce l’esperienza. Puoi solo sperare che gli altri si fidino che ciò che hai vissuto non ha la durata di un’emozione ma il respiro di una vita diversa, migliore.

Pescara del Tronto non è più solo la capitale del terremoto ad Ascoli, ma è l’avamposto da cui proclamare che è tempo di svegliarsi dai convenevoli della tragedia e che è pronta la primavera della gente, di tutti gli uomini di buona volontà.

Trasfiguriamo l’orrore in opportunità, “il nostro lamento in danza”. Ora, però, non è più tempo di utopie ma di impegno. Da oggi la nostra speranza è un cantiere. Buona giornata

 

MabellaEdizioni