Recensioni e post on-line lesivi della propria reputazione come difendersi dalla diffamazione

21 settembre 2017

La capillare diffusione ed uso degli strumenti web e dei social network, oltre ai tanti vantaggi che può offrire anche al mercato dei centri estetici in termini di visibilità e promozione, comporta anche la necessità di monitorare e salvaguardare la propria “web reputation”, cioè la propria (personale o del centro estetico) reputazione desumibile dai contenuti online di riferimento

Durante la nostra attività professionale di studio, soventemente veniamo contattati da nostri clienti (siano essi centri estetici, medici, strutture sanitarie) per valutare e intervenire su recensioni, post e commenti che ledono la loro immagine professionale. Esiste ancora molta ignoranza in materia, soprattutto in chi si lancia a pubblicare contenuti lesivi pensando di essere tutelato dall’anonimato di internet, magari attraverso nickname di fantasia, ignorando però che pubblicare simili contenuti corrisponda alla lesione dell’altrui reputazione, integrando il reato di diffamazione previsto dall’articolo 595 del Codice Penale in quanto comunicato a più persone.

Specifichiamo che l’offesa alla reputazione non va rapportata alla considerazione che ciascuno ha di sé, ma va rapportata al senso della dignità personale conforme all’opinione di un determinato gruppo sociale, nel particolare contesto storico. Si può desumere, dunque, che il concetto di diffamazione non è statico, nel senso di immutabilità dei suoi contenuti, ma è essenzialmente dinamico e variabile con l’evolversi dei costumi, per cui ciò che in un determinato arco temporale può configurarsi come diffamazione, potrebbe non esserlo più in altro e diverso momento storico, in base alla coscienza sociale del momento. L’elemento oggettivo del reato di diffamazione consta di tre requisiti, ovvero:

  1. l’assenza dell’offeso
  2. l’offesa all’altrui reputazione
  3. la comunicazione con più persone.

Per aversi il requisito della comunicazione con più persone occorre che l’agente renda partecipi dell’addebito diffamatorio almeno due persone (tra le quali non vanno considerati il soggetto passivo dell’offesa, il soggetto attivo (colui che offende) e gli eventuali concorrenti nel reato (coloro che offendono il soggetto passivo oltre al soggetto agente), le quali siano state in grado di percepire l’offesa e di comprenderne il significato. In tema di diffamazione on-line, quindi a mezzo internet, l’elemento materiale in questione si rinviene reipsa per il fatto stesso che il mezzo usato si rivolge ad un numero indeterminato di persone (forum, facebook, sito web…) Pertanto, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che ai fini dell’integrazione del delitto di diffamazione di cui all’articolo 595, si deve presumere la sussistenza del requisito della comunicazione con più persone qualora il messaggio diffamatorio sia inserito in un sito internet per sua natura destinato a essere normalmente visitato in tempi ravvicinati da un numero indeterminato di soggetti.

Elemento soggettivo

La diffamazione – per concorde dottrina e giurisprudenza – è delitto doloso. Non è necessario “l’animus diffamandi”, cioè la finalità dell’autore di ledere la reputazione di un’altra persona, perché l’articolo 595 c.p., non esige un dolo specifico. Per la sua sussistenza basta che l’autore abbia voluto l’azione, ovvero la comunicazione dell’addebito offensivo a più persone ed al tempo stesso si sia almeno reso conto del discredito che con la sua pubblicazione ha cagionato o poteva cagionare all’altrui reputazione. È, dunque, sufficiente il dolo generico, consistente nella volontà cosciente e libera di propagare notizie e commenti con la consapevolezza della loro attitudine a ledere l’altrui reputazione, che implica l’accettazione del “rischio” derivante dall’offesa.

L’irrilevanza dell’indicazione nominativa ai fini della configurabilità della fattispecie incriminatrice

Come appena evidenziato, il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, dunque, per ritenere configurabile il reato di diffamazione a mezzo internet non è necessario che sia fatta menzione di alcun nome, a patto che vengano indicati determinati particolari che rendano identificabile la persona diffamata. Riassumendo, ai fini della individuazione del soggetto passivo o leso dalla diffamazione non è necessario che venga individuato nominativamente, essendo sufficiente il riferimento inequivoco a fatti e circostanze di notoria conoscenza, attribuibili ad un determinato soggetto e la possibilità di identificazione, anche tra una cerchia o categoria di persone ed anche in via induttiva Quindi anche se il post, il commento o l’articolo non citano nominativamente la professionista o il centro ma permettano a chi sta leggendo il commento di identificarlo, il reato è comunque integrato. E’ quindi importante condurre quotidianamente un monitoraggio della propria web reputation cercando il nominativo del proprio centro o del/della professionista sui motori di ricerca, sui forum e sui principali social network e qualora si individuino contenuti lesivi valutare attentamente cosa fare.

L’approccio legale che siamo soliti impiegare a seguito di una segnalazione è quello di condurre una valutazione complessiva per proporre al cliente la modalità di intervento più efficace e meno dispendiosa. E’ infatti possibile agire richiedendo solo la cancellazione dei contenuti (in prima istanza al provider o hosting dei servizi) e, in caso di diniego, agendo mediante l’autorità giudiziaria con un esposto in procura. E’ altresì possibile cristallizzare i contenuti ai fini probatori e agire nei confronti dell’autore che, se indentificato (direttamente o per il tramite delle eventuali indagini informatiche disposte dalla procura a seguito dell’esposto), può essere perseguito per il reato e al quale, se il reato viene riconosciuto è possibile richiedere le spese legali sostenute e dove quantificabili anche eventuali danni subiti.

L’esperto risponde a redazione@mabella.it oppure a c.plebani@studiolegalelerro.net

Claudio Plebani
Laureato presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Milano, Corso di Perfezionamento in Computer Forensics - Università degli Studi di Milano, esperto di diritto sanitario è partner dello Studio Legale Lerro & Associati, studio legale operante sul territorio nazionale con sede a Milano e Roma che si occupa di Diritto Sanitario ed ambiti correlati. E' responsabile dell'Ufficio Legale & Development della Società Scientifica Italiana di Medicina Estetica Agorà, è membro dell'Ufficio Legale del Collegio Italiano delle Società Scientifiche di Medicina Estetica. E' docente in corsi ECM accreditati al Ministero della Salute ed in congressi nazionali e internazionali per la formazione ai professionisti sul diritto sanitario, le politiche di risk-management e la gestione dei sinistri in ambito sanitario.

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