Quando la dieta fa bene

24 luglio 2014

Riprendendo le linee guida della III° edizione del Convegno Science in Nutrition che si è svolto a Milano, lo scorso marzo, il Professor Enrico Arcelli, dietologo ed esperto di nutrizione sportiva, puntualizza sul significato di “dieta mediterranea”. Anche la dieta Zona, il metodo studiato e ideato dal professor Barry Sears, è un potente strumento per prevenire l’infiammazione silente. Scopriamo quali differenze e quali punti in comune esistono tra i due sistemi di alimentazione

All’hotel Principe di Savoia di Milano, lo scorso marzo, si è svolto il Convegno Science in Nutrition, organizzato dalla Fondazione Paolo Sorbini, con illustri ricercatori intervenuti da tutto il mondo in Italia per parlare di corretta alimentazione come strumento per sconfiggere l’infiammazione silente che, non provocando dolore, non viene rilevata e curata ma progredisce fino a determinare malattie croniche, come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e respiratorie, artrite e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Un’alimentazione equilibrata è in grado di prevenire l’infiammazione silente e di proteggere salute e benessere nel tempo, prevenendo l’insorgenza di malattie croniche. Tra le soluzioni proposte da grandi ricercatori ed esperti (Silvana Hrelia, Uni Bologna, Barry Sears, Inflammation Res. Found, Camillo Ricordi, Università di Miami, Giovanni Scapagnini, Uni Molise), si racchiude in una formula composta da 4 elementi fondamentali più uno: dieta Zona (la dieta anti infiammatoria per eccellenza), omega-3, polifenoli e attività fisica moderata, oltre a una vita con un regime di stress controllato e una vita sociale attiva anche in età avanzata. Una prevenzione non consigliata, ma finalmente “prescritta” all’unisono da questi studiosi che considerano il cibo potente come un farmaco se usato correttamente. Un’altra questione che è stata affrontata è quanto la dieta mediterranea sia uno strumento prezioso per la salute.


La dieta mediterranea

La dieta mediterranea riduce l’infiammazione cronica silente. A dirlo sono i ricercatori del Neuromed in uno studio pubblicato recentemente sulla notissima rivista ematologica americana Blood. Il professor Enrico Arcelli, dietologo, specialista in nutrizione dello sport e docente all’Università di Milano, è stato uno dei relatori del congresso, e sottolinea: “Bisogna fare attenzione però al concetto di dieta mediterranea, non è certo quella basata sui piattoni di pasta, come qualcuno vuol farci credere. La terminologia “dieta mediterranea” fu usata per la prima volta da Ancel Keys, uno studioso americano che, dopo aver studiato a fondo l’alimentazione di molte zone del mondo, vide che quella del Cilento e di Creta sembrava ridurre il rischio di malattie del cuore e della circolazione. Essa era basata sull’utilizzo di pesce, verdure, olio extra vergine d’oliva, frutta, pollame e soltanto quantità minime di carne rossa”. Conclude Arcelli: “Gli individui analizzati, inoltre, si erano nutriti per tutta la vita con pane integrale. Nel Cilento – ma non certo a Creta – era usanza mangiare anche un po’ di pasta e spesso anche quella era integrale. Gli abitanti di quelle zone, inoltre, facevano tanta attività fisica, essendo prevalentemente contadini e spostandosi a piedi o in bicicletta”.


La dieta antinfiammatoria

La dieta antinfiammatoria per eccellenza, la dieta Zona, è stata il tema del corso di aggiornamento per 250 Zone Consultant, fra medici e farmacisti, che seguono il metodo studiato e ideato dal professor Barry Sears. Le principali caratteristiche di una dieta antinfiammatoria dovrebbero essere un’alimentazione a basso carico glicemico, a basso tenore di acidi grassi omega-6 e ricca di acido eicosapentaenoico (EPA). La composizione di una dieta come questa dovrebbe prevedere circa 150 grammi di carboidrati al giorno. La maggior parte dei carboidrati dovrebbe provenire da fonti a basso carico glicemico che ridurrebbero l’insulina in maniera sostanziale. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto con circa 10 porzioni al giorno di verdure non amidacee e quantità limitate di frutta (per via dell’alto contenuto di fruttosio) con un’esclusione non totale, ma relativamente rigorosa, di carboidrati ad alto carico glicemico quali pane, pasta, riso e patate. Inizialmente, il limite totale di soli 150 grammi di carboidrati al giorno (600 calorie) può apparire difficile da rispettare considerando l’abbondanza di carboidrati nelle attuali abitudini alimentari. Eppure se un terzo di tali carboidrati (200 calorie) proviene da verdure mediterranee, il soggetto avrà comunque difficoltà a consumare una tale quantità ridotta di carboidrati a causa del volume delle verdure mediterranee.


La dieta antinfiammatoria è simile alla dieta mediterranea?

Da diversi punti di vista una tale alimentazione antinfiammatoria potrebbe essere ritenuta simile alla dieta mediterranea con le seguenti modifiche: i livelli di carboidrati ad alto indice glicemico, quali pane, riso e pasta, sono ridotti sostanzialmente e sostituiti da quantità molto più alte di frutta e verdure non amidacee, ricche di polifenoli. Le fonti proteiche principali rimangono pesce e carni bianche, e il grasso principale sarebbe sempre l’olio d’oliva che ha un basso tenore di acidi grassi omega-6. Si potrebbe considerare la dieta antinfiammatoria un’evoluzione della dieta mediterranea con una riduzione molto più marcata dell’infiammazione silente. Dal momento che la dieta mediterranea classica è associata a un abbassamento del rapporto tra omega-6 e omega-3 a livello ematico, oltre che a una minore incidenza di obesità, diabete.


Le verdure mediterranee

Le attuali raccomandazioni dello USDA (United States Department of Agriculture) indicano un consumo di almeno due tazze e mezzo di verdure al giorno. Per raggiungere l’obiettivo di assumere 200 calorie al giorno di verdure mediterranee, si dovrebbero consumare combinazioni di almeno 4 delle fonti di carboidrati elencati (ognuno per un valore di 50 calorie), e ciò supera di gran lunga le raccomandazioni dello USDA in termini di consumo di verdure. Eppure rimarrebbero ancora altre 400 calorie (100 grammi) disponibili per il consumo di frutta e quantità limitate di carboidrati ad alto carico glicemico, in modo da evitare una privazione totale di tali carboidrati e quindi favorire una maggiore compliance a lungo termine. In caso di cottura si intende verdure al vapore e lasciate scolare. Queste informazioni si basano soltanto sul contenuto calorico delle verdure e non comprendono olio, salse o altri condimenti aggiunti durante il processo di cottura. Le verdure in scatola non sono sottolio. Obesità giovanile al 10,2% in Italia Il 22,1% dei bambini è in sovrappeso e il 10,2% in condizioni di obesità, con percentuali più alte nelle regioni del centro e del sud Italia. È quanto emerge dalla fotografia scattata nel 2012 dal Sistema di sorveglianza “OKkio alla SALUTE”, promosso dal Ministero della Salute e dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie, i cui dati sono stati presentati ieri a Roma. La rilevazione, che è a carattere biennale ed è alla terza edizione, ha coinvolto circa 46.500 bambini appartenenti ad oltre 2.600 classi terze della scuola primaria. Dai dati risulta che il 22,1% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso rispetto al 23,2% del 2008/09 (-1,1%) e il 10,2% in condizioni di obesità, mentre nel 2008/09 lo era il 12% (- 1,8%). Complessivamente, dunque, nel 2012 l’eccesso ponderale riguarda il 32,3% dei bambini della terza elementare (-2,9% rispetto alla prima rilevazione). In particolare, è emerso che il 9% dei bambini salta la prima colazione e il 31% fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine); il 67% fa una merenda di metà mattina troppo abbondante, mentre il 21% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotiwebmastermente frutta e/o verdura e il 43% consuma abitualmente bevande zuccherate e/o gassate.


Il maqui

Olio di pesce, olio extravergine di oliva, frutta e verdura ricche di polifenoli sono i cibi che aiutano a prevenire l’infiammazione silente. In particolare, proprio per assicurare il giusto apporto di polifenoli, è fondamentale l’assunzione di maqui, il frutto in assoluto più ricco di antocianine. È un piccolo mirtillo che cresce spontaneo nel sud del Cile, noto fin dall’antichità alla popolazione nativa, i Mapuche, che la utilizzavano come energizzante e come rimedio da applicare sulle ferite.


Enrico Arcelli

Medico, specialista in Scienza dell’Alimentazione e Medicina dello Sport. È stato fino al 2010 professore associato dell’Università di Milano (Dipartimento Scienze dello Sport,
Nutrizione e Salute). Si è occupato di sport come tecnico e come autore di venticinque libri, tradotti in molte lingue, compreso il russo e il cinese. Si è sempre occupato di alimentazione e di attività fisica per il benessere e per la massima prestazione sportiva. Ha diretto l’equipe che ha seguito Moser nel record dell’ora del 1984 a Città del Messico; ha seguito Tomba, Alesi, Manuela Di Centa e tennisti di livello mondiale ed è stato consulente di club calcistici come Juventus, Chelsea e Milan.


Barry Sears

Ph.D. Presidente della Inflammation Research Foundation è tra i massimi esperti nel campo del controllo della risposta ormonale attraverso la dieta. Ha iniziato le sue esperienze scientifiche come ricercatore presso la Boston University School of Medicine e il Massachusetts Institute of Technology (MIT). Negli ultimi trent’anni ha dedicato i suoi studi soprattutto sui lipidi. Queste ricerche hanno consentito al Dr. Sears di realizzare diversi brevetti nel campo del controllo ormonale e degli eicosanoidi attraverso gli alimenti considerati come un farmaco soprattutto per patologie cardiovascolari, diabetiche e neurologiche. È ideatore della dieta Zona, autore di diverse pubblicazioni scientifiche e di libri tradotti in varie lingue


La Fondazione Paolo Sorbini

La Fondazione Paolo Sorbini per la scienza nell’alimentazione è un ente senza fini di lucro che opera per promuovere, sostenere e diffondere la conoscenza scientifica nel campo dell’alimentazione e della nutrizione, in collaborazione con enti pubblici e privati e con università italiane e straniere. Le attività sono guidate dal Comitato Scientifico, di cui fanno parte illustri professionisti e luminari accademici esperti in ricerca, medicina e nutrizione.


scienceinnutrition.it


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