Professione estetica

17 luglio 2015

a cura di Valeria Sylvia Ferron

L’opportunità di evolvere verso la specializzazione in alcuni ambiti specifici e il ruolo sempre più centrale di consulente di bellezza a tutto tondo, sono argomenti meritevoli di riflessioni per crescere nella professione di estetista e far crescere il proprio business

Chi come me ha seguito l’iter che a suo tempo ha portato alla formulazione della Legge 1/1990 che ha disciplinato – e inaugurato, da un punto di vista normativo – l’intero settore dell’estetica, ricorderà facilmente che prima esisteva un settore, quello dei “mestieri affini”, che ricomprendeva l’intero comparto dei servizi alla persona identificando però solo le figure dei parrucchieri e dei barbieri. Successivamente, stante la necessità di adeguarsi alle esigenze del mondo del benessere, da una parte con la prima legge nazionale di riferimento è venuta a identificarsi la figura professionale dell’Estetista; dall’altra con la Legge 174/2005 anche al settore dei parrucchieri è stata riconosciuta una nuova professionalità, quella dell’Acconciatore che ingloba al proprio interno anche quella del barbiere.

Tale nuova suddivisione ha per la prima volta posto un confine specifico tra i trattamenti consentiti sulla persona: l‘Estetista dunque opera su tutto il corpo a contatto con la pelle, con l’ausilio di prodotti cosmetici e apparecchiature ad uso estetico.

All’acconciatore competono invece i trattamenti per la cura dei capelli, ivi compresi i trattamenti tricologici complementari, nonché il taglio e il trattamento estetico della barba; ed inoltre, vengono salvaguardate le prestazioni semplici di manicure e pedicure estetico.

E’ doveroso aggiungere che per la professione dell’estetista non sono stati esattamente definiti gli ambiti di intervento possibili. E, a dispetto di una legge che compie già 25 anni (e di cui si avverte comunque la necessità di un restyling) che aveva se non altro inizialmente inquadrato la materia, la gamma dei trattamenti in ambito estetico ha negli anni vissuto una esplosione di possibilità, determinando la necessità di frequenti aggiornamenti professionali e quindi di una formazione continua che eleva la professionalità di chi opera in questo settore.

Fare ora un quadro di tutti gli ambiti di intervento consentiti all’estetista risulterebbe limitativo, ma – volendo identificare le principali linee di servizio – si possono riassumere le seguenti:

  • manicure e pedicure con trattamenti idratanti/nutrienti o con paraffina
  • ricostruzione unghie e smalti semipermanenti
  • pulizia e trattamenti viso per tutti gli inestetismi per il viso manuali o con uso di apparecchiature
  • epilazioni con varie tipologie di cera e/o elettroepilatori
  • massaggi di ogni tipo dalle tecniche orientali a quelle occidentali
  • trattamenti corpo con macchinari più efficaci
  • il trucco estetico in tutte le sue applicazioni, con particolare riferimento al trucco semipermanente.

Si rileva che la tendenza in essere nei centri estetici negli ultimi decenni non è tanto l’estensione del servizio e l’ampliamento ai più svariati trattamenti, quanto la specializzazione: la figura dell’estetista professionista preferisce specializzarsi nel ramo che più la soddisfa. Mi capita personalmente, e sempre più spesso, di confrontarmi con altre estetiste che si orientano in un settore, puntando dunque sulla qualità del trattamento piuttosto che sulla quantità. A tale proposito, il nostro Paese parte già da una posizione privilegiata rispetto ad esempio ad altre nazioni europee: a livello di percorsi scolastici professionalizzanti, all’estero è prevista l’acquisizione solo di una parte delle competenze richieste nel sistema italiano. Viceversa, oltre i nostri confini si privilegia la linea delle specializzazioni, per cui un’estetista diventa esperta in uno specifico ambito e non può praticare altri trattamenti. Potrebbe essere questo un valore aggiunto per le estetiste qualificate e abilitate nel nostro sistema formativo, una volta che volessero avviare una propria attività all’estero.

Una sottolineatura va infine fatta su una consulenza particolare che l’estetista deve essere in grado di dare, di fronte alla crescente richiesta da parte della clientela di ricevere consigli sul proprio look: questa competenza tocca in particolare noi truccatrici che rivestiamo un ruolo di “completamento dell’immagine”. Il che non significa solo il semplice trucco: parliamo di una vera arte che a partire dallo studio delle morfologie del viso (il maestro Stefano Anselmo in questo settore è la figura più prestigiosa) può dare consigli che spaziano dai capelli – senza nulla togliere alla figura dell’Acconciatore – al viso, arrivando a suggerire abbinamenti con l’abbigliamento e la bigiotteria, in occasione, magari, di eventi, serate o cerimonie. Questo deve essere sempre più un punto di arrivo della nostra professione… e chi meglio dell’estetista ha le competenze per farlo?

Valeria Sylvia Ferron
Valeria Sylvia Ferron inizia la propria formazione nell’estetica professionale come scuola dell’obbligo e opera come estetista da quando aveva 18 anni. Ha avviato e gestito diversi Istituti di estetica e benessere, un’attività che prosegue oggi, dopo 26 anni di lavoro come titolare. Parallelamente coltiva il suo interesse per il trucco teatrale e il body painting, conseguendo nel 2009, il brevetto di Truccatrice Teatrale e Cinematografica a Roma. Da 9 anni docente in un istituto di formazione professionale per estetiste a Vicenza. È da anni impegnata nella tutela e sviluppo della categoria estetica attraverso Confartigianato, rivestendo il ruolo di Presidente prima a livello provinciale, in seguito regionale e dal 2012 come Vice nazionale.
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