Le correzioni non si usano più?! (II parte)

21 febbraio 2018

Nella nostra professione, in realtà, è cambiato solamente il modo di applicare i cosmetici, oggi più complesso: un tempo le scuole insegnavano a stendere il correttore, a tracciare segni bianchi e marroni in corrispondenza delle ombre e dei punti luce; poi, sopra, ad applicarvi il fondotinta. Ne risultava un trucco efficace ma artefatto. Soprattutto per un maquillage da apprezzare de visu.

É la tecnica che si è modificata…

Diversamente, ormai da decenni, il mio metodo, prevede di applicare direttamente il colore finale, DOVE, SE e QUANDO serve, schiarendo appena i punti da illuminare e scurendo, con altrettanto garbo, le zone da ombreggiare. Per il contorno degli occhi poi, prescrivo un solo cosmetico, che andrà sfumato o picchiettato a seconda se si desidera una correzione più o meno intensa.

In certi casi, e non raramente, creo dei “chiaroscuri preliminari” anche sugli occhi, servendomi di fondi o correttori applicati direttamente sulla pelle senza trucco. Poi fisso con cipria e ritocco con matite e ombretti. Ad esempio, per creare un punto luce sulla zona sovra orbitale, prediligo cosmetici in pasta (fondi o correttori, che talvolta sono poi la stessa cosa), lasciati senza cipria affinché risultino leggermente traslucidi e quindi più gradevoli e naturali.

In altri non ombreggio nessuna parte della faccia: le ombreggiature non sono affatto obbligatorie e si usano solo quando servono.

La Sezione Aurea

Un tempo, la “Perfetta Bellezza” o beltà come si diceva, rispondeva a rigidi canoni codificati. Gli unici riferimenti, come dicevamo, erano quelli greci con tutto il portato della Sezione Aurea (1): una “pretesa superiorità estetica”, ripresa poi nel 1202 da Leonardo Fibonacci (2) col suo Liber Abaci, libro col quale si diffonderanno in Europa i numeri arabi, semplificando le modalità di calcolo nelle operazioni quotidiane.

Seguì nel 1509 il De divina proportione di Luca Pacioli. In realtà, entrambi non sono altro che studi matematici su figure geometriche tradotti poi sommariamente in canoni di bellezza, secondo le necessità del momento e della visione (rigorosamente maschilistica) degli autori degli stessi canoni.

Oggigiorno, pur senza disconoscerne la bellezza, non si ricerca più l’ovale perfetto (perfetto in base a quale criterio, viene subito da chiederci). Un viso con mandibole squadrate o zigomi volitivi, risulta ben più interessante di un ovale da Cameo ottocentesco.

Allo stesso modo risultano anacronistici, insufficienti e inadatti gli schemi per inserire le sopracciglia. Non sbagliati in sé, ma utili unicamente se applicati a visi caucasici e molto regolari, aderenti, per l’appunto, al canone ellenico.

Quindi, se a un viso con occhi leggermente ravvicinati o col naso più largo o più stretto di quanto prescriva il canone applichiamo questi schemi, i conti non tornano più e se ne ricavano suggerimenti sbagliati. Lo stesso dicasi se li applichiamo sul viso di un’asiatica o una donna di origine africana.

Anche la classificazione del viso in forme geometriche: triangolare quadrata, ecc. viene utilizzata in modo errato e inutile. E’ sotto gli occhi di tutti che le tipologie umane sono ben più numerose delle 5 forme indicate.

E, per quanto esistano anche conformazioni facciali aderenti a queste forme codificate, esse servono semplicemente a catalogare e a codificare i punti di intervento e a capire, durante lo studio del viso, come e dove agire per allargare, piuttosto che stringere, allungare, oppure accorciare, etc.

La mia opinione in breve

Penso che dietro alle affermazioni sulla vetustà delle metodiche correttive si nascondano le seguenti inadeguatezze:

  • Disinformazione: cioè non approfondiscono limitandosi dare giudizi superficiali, cosa che porta al non rendersi conto che i “vecchi” sono loro che immaginano che “gli altri” (quelli che correggono) lo facciano ancora come 30 anni fa.
  • Superficialità e mancanza di informazione: non sanno che lo studio del comportamento umano annovera una folta sezione sulla comunicazione del corpo di cui un tema importante è proprio il continuo e inguaribile bisogno di modificarsi al fine di fornire un’immagine di noi stessi diversa e ritenuta migliore.
  • Superficialità e mancanza di informazione: perché viene dato un giudizio superficiale senza approfondire, come se parlando di correzioni si intendesse smontare le facce altrui per ricomporle a piacimento.
  • Superficiale e grossolano errore nella valutazione: perché in pratica “le correzioni” non sono altro che delle aggiustature il cui scopo è rendere un po’ più gradevole l’insieme della faccia, senza stravolgerla.
  • Superficiale e grossolano errore nella valutazione: perché ogni aggiustatura deve risultare plausibile e ben inserita nel contesto generale della faccia in questione, risultando, come dire, normale senza attirare in alcun modo l’attenzione.
Note

1- La sezione aurea: si è creduto che una qualsiasi opera d’arte (pittorica, scultorea e persino musicale) composta secondo i canoni definiti dal concetto di sezione aurea risulterebbe più piacevole dal punto di vista estetico, perché “l’occhio umano vedrebbe più bello ciò che è concepito secondo le proporzioni della sezione aurea“.

2- Fibonacci: nel 1202 Leonardo Fibonacci pubblica il suo Liber Abaci, col quale si diffonderanno in Europa le cifre indo-arabe, semplificando le modalità di calcolo nelle operazioni quotidiane.

Stefano Anselmo
Stefano Anselmo esercita la sua attività in molteplici campi della moda, al fianco dei migliori stilisti nelle sfilate del "Prè à Porter" di Firenze e dell'alta moda di Milano e Roma. Collabora con le più note riviste e agenzie pubblicitarie, firmando campagne stampa e televisive, fino alla discografia, dove, tuttora è presente nella realizzazione di copertine per dischi realizzati da autori di grande prestigio nel campo della musica leggera. Suoi sono i maquillages delle folli copertine di Mina, con cui collabora dal '77 (copertine dei dischi, definizione dell'immagine in generale, del trucco, in post-produzione, interventi al computer grafico, ecc.). Gli innumerevoli look della fatale Anna Oxa (dall'83 fino al look "acqua e sapone" del 2001 con la creazione di circa una ventina di look diversi per CD, festival di Sanremo, " Fantastico 1 ", " Fantastico 2 " e altri spettacoli televisivi).
Consulente d'immagine e trucco per servizi fotografici, campagne pubblicitarie, video-clip musicali, ha curato gli effetti speciali di numerosi spot pubblicitari, insegnante quasi per vocazione, ha lavorato in molti paesi d'Europa, in Medioriente, in Africa e negli Stati Uniti.
Stefano Anselmo vanta al suo attivo oltre duecento articoli scritti per le maggiori riviste di settore: Les Nouvelles, Estethiques, Salon, La Pelle Beauty, Esthetitaly, Fashion dove intrattiene i lettori trattando di trucco, moda e di tutto ciò che è legato al mondo dell'immagine. E' anche autore di parecchie pubblicazioni librarie, perlopiù tecniche, sul trucco e sull'Africa. Dal 2003 ha iniziato una collaborazione con l'Università I.U.L.M. di Milano dove ha tenuto lezioni sul costume africano all'interno di " Esperto nei Processi di Integrazione Multietnica ".
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