La memoria dell’acqua

24 novembre 2015

a cura di Daniela Morandi

AcquaL’acqua è forse il più grande mistero del nostro mondo. È il solvente più potente in natura, e forse la più grande scoperta scientifica non è la formula chimica dell’acqua, quanto la sua struttura. Tutti gli scienziati del mondo che si sono cimentati in ricerche indipendenti sull’acqua, sono arrivati alla stessa conclusione: l’acqua agisce come un grande cervello che memorizza le informazioni. Quando delle molecole di acqua si riuniscono formano un cluster. Ogni secondo questi gruppi si modificano, tanto che la loro vita è illimitata e i cluster stessi possiedono una struttura molto stabile. Tutte queste molecole che vanno e vengono portano le informazioni che i cluster sono in grado di registrare, elaborare e memorizzare. Naturalmente l’acqua rimane acqua: ma la sua struttura cambia.

La memoria dell’acqua – come altri portatori di memoria -, contiene informazioni che possono essere cancellate o inserite: quando entra un corpo estraneo nelle molecole di acqua, il cluster circonda il corpo estraneo copiando il suo schema e quindi moltiplicandosi, contribuisce a cambiare completamente la struttura dell’acqua in base a tali parametri.

Gli studi

Lo scienziato Rustum Roy (Pensilvania S.U.) sostiene che l’acqua è come una memoria di computer e la struttura dell’acqua necostituisce l’alfabeto. Il professor Korotkov ha operato molteplici esperimenti sull’effetto delle emozioni umane sull’acqua, il dottor Emoto ha condotto ricerche su campioni di acqua sottoposti a varie forme di influenza esterna quali musiche e parole. Le analisi dei campioni di quest’acqua hanno dimostrato che l’acqua effettua delle modifiche nella sua struttura: l’amore aumenta livelli di energia e conferisce una struttura stabile, mentre emozioni aggressive diminuiscono l’energia dell’acqua apportando modifiche radicali nella struttura della stessa.

nutrizioneDiversi studi hanno dimostrato che la più grande influenza sull’acqua è data dalle emozioni umane: emozioni umane positive trasformano l’acqua in “acqua viva”, mentre energie negative distruggono la struttura dell’acqua che diventa “morta”. Se pensiamo all’acqua “santa” e al fatto che da sempre viene ritenuto abbia un effetto benefico, ciò che viene fatto è esporla all’energia positiva delle preghiere… E la scienza “tradizionale”? Nel 2010 il premio Nobel Luc Montagnier affermò ufficialmente che l’acqua ha una memoria tanto che egli stesso disse che “il mondo è fatto non solo di materia ma di onde”. Straordinaria vicinanza concettuale con lo scienziato Masaru Emoto che chiama la sua ricerca sulla memoria dell’acqua “Hado”, nome giapponese per onda vibrazionale: secondo il ricercatore l’acqua rappresenta il miglior conduttore di vibrazioni e le foto dei suoi cristalli d’acqua irradiati ne sono una prova visibile.

Se lo scienziato giapponese parla della memoria dell’acqua in un senso che può sembrare quasi spirituale/artistico, gli studi degli scienziati Del Giudice e Preparata parlano della memoria dell’acqua richiamando la fisica bioquantistica, quindi i segnali di natura elettromagnetica che le molecole scambiano tra di loro. Il termine bioquantistica è certamente meno artistico dell’espressione “hado”, ma – al di là dei nomi – i risultati delle due ricerche hanno delle similarità impressionanti. La memoria dell’acqua sarebbe dunque determinata da moti collettivi, di tipo coerente delle molecole d’acqua che finiscono per comportarsi come un’unica cosa. Si tratta di un livello di ordine molto elevato, capace di ricevere e trasmettere informazioni, quindi anche l’acqua può entrare in uno stato di coerenza quando l’individualità di ogni sua molecola si fonde nella collettività dell’insieme. Questo è quello che succede alle singole cellule che confluiscono organizzandosi in un organo: non esiste più una cellula del cuore esiste il cuore, non esistono più i mattoni di un muro esiste il muro.

Un esempio evidente può essere rappresentato dai banchi di pesci: possono essere milioni di unità a confluire in un unico insieme che a noi appare banco, capace di spostarsi anche a grandissime velocità come un corpo unico, nel quale i pesci sembrano essere annullati. Nel caso degli animali è stato proposto un campo capace di ordinare i movimenti della collettività: pensiamo alle società di insetti come le api o le termiti. Queste ultime sono in grado di costruire intere complesse città (pur essendo insetti ciechi), guidate da qualcosa che pare sovrastare l’individuo, quasi una regìa collettiva. Chi opera tale regia? Un grande ricercatore contemporaneo, il biologo Rupert Sheldrake, ha elaborato la teoria dei cosiddetti “campi morfici”, ossia campi elettromagnetici che detengono il progetto collettivo, quindi la forma che l’insieme dovrà avere e la forma non è disgiunta dall’informazione: “in- formare” significa dotare di una forma. L’acqua è dunque in grado – per sua intrinseca natura -, di ricevere, trattenere restituire informazioni proprio perché oscilla tra stati coerenti.

Dopo tutte queste considerazioni, è abbastanza difficile dubitare della capacità della struttura dell’acqua di ricevere informazioni. Ma noi come siamo composti? Al 70% di acqua. Tutti i sistemi organici sono in contatto con l’acqua: ogni sistema è a suo modo dipendente dall’acqua e lo saranno quindi sia il tessuto che ogni singola cellula. Inizia a diventare difficile non valutare quanto importante possa essere la struttura dell’acqua che compone il nostro corpo e quanto essa possa dipendere dal nostro stato d’animo e le nostre emozioni.

La nutrizione

E per quello che riguarda ciò che mangiamo? Vediamo i contenuti di acqua:

• Le proteine vanno da un massimo dell’86% ad un minimo del 49%

• La frutta e la verdura contengono fino al 90 % di acqua

L’evidenza è quella che in realtà siamo fatti di acqua, siamo circondati dall’acqua e ci nutriamo di alimenti ricchi diAcqua-nutrizione acqua. L’acqua è particolarmente “recettiva” ai nostri stati emozionali e ai suoni più o meno armonici come musica, parole, preghiere. Credo sia importante iniziare a chiederci come noi stessi trattiamo il cibo di cui ci alimentiamo, da dove lo prendiamo, con che atteggiamento mentale ci accingiamo a mangiare, riflettere su quali sono le “informazioni energetiche” che stiamo introducendo nel nostro corpo e quali potrebbero esserne le conseguenze.

Perché un tempo nelle nostre famiglie il momento dei pasti era quasi solenne? Perché in molte famiglie si iniziava il pasto con una preghiera? Forse nella credenza popolare questo voleva essere un ringraziamento per il cibo, ma in realtà al cibo giungeva l’energia positiva della preghiera. Chi ci ha preceduto forse non aveva le conoscenze di fisica bioquantistica odierne, ma ora ha tutto un significato diverso.

Cambiare atteggiamento

Il punto di tutto sembra essere che abbiamo bisogno di cambiare atteggiamento. Vediamo come: Dobbiamo riprenderci il tempo sufficiente per nutrirci. Abbiamo la necessità di poter “interrompere” il flusso dei nostri pensieri quando ci nutriamo. Dovremmo cercare di mangiare in luoghi che ci facciano sentire bene, con bella energia. Lasciamo il telefono in tasca: l’emergenza ci può essere, ma non sempre!

E in pratica? Rispettiamo la stagionalità dei prodotti: il pomodoro si mangia in estate non a dicembre. Cerchiamo di utilizzare prodotti locali per evitare che il cibo venga stressato dallo spostamento, lunghe ore di volo o navigazione e lunghe soste nei container di stoccaggio. Quando cuciniamo, trattiamo con delicatezza la materia prima. Avete mai visto come toccano il cibo i “veri” chef? Se possibile tenete una piantina di erbe aromatiche in cucina come il rosmarino: conferisce energia alla mente, funziona anche come “protettore psichico” per cui è un ottimo rimedio da utilizzare nelle giornate “ostiche”. Più le ricerche scientifiche vanno avanti e si integrano, più ci rendiamo conto che siamo degli esseri estremamente complessi.

Quello che è chiaro è che l’acqua è vitale per l’essere umano e il suo ruolo va oltre quello di idratare e tenere in vita le cellule. Quest’acqua ha memoria, recepisce l’energia delle emozioni e compone in grande percentuale anche ciò di cui ci cibiamo, che a sua volta ha grande impatto biochimico ormonale sul nostro organismo. Riuscire a cambiare con pochi accorgimenti le nostre abitudini, ricordandoci tutto questo, può fare la vera differenza nella nostra qualità di vita.

Daniela Morandi
Daniela Morandi è Nutrizionista e Naturopata. Si è specializzata negli USA nella Strategia Nutrizionale Zona direttamente con il dr. Barry Sears -suo inventore-, con il quale collabora nella ricerca e diffusione della stessa in Europa. È l’unica professionista che ha pubblicato e tutt’ora pubblica con Barry Sears in qualità di co-autore e che lo stesso ha nominato Top Zone Coach in Europa, sia per competenze tecniche, sia per essere stata in grado di integrare la precisione biochimica con la creatività, ottenendo raffinate ricette e traducendo in Zona anche creazioni di grandissimi chef. La sua passione, i continui studi di psicologia e Coaching, oltre alla naturale predisposizione per la conoscenza dell’animo umano, fanno di Daniela Morandi una consulente che si distingue per la capacità di ascoltare e guidare le persone nel trovare la strada più giusta.
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