La depressione nell’ambito lavorativo

15 marzo 2016

In parole semplici, ci può spiegare che cosa si intende, dal punto di vista clinico, quando sentiamo parlare di depressione?

Possiamo dire che è una forma di tristezza molto intensa e di lunga durata che intacca sia l’autostima sia le normali abitudini, come il mangiare, il dormire, il ragionare e la concentrazione, provocando sintomi quali eccessiva voglia di mangiare o di non mangiare, insonnia, apatia, non voglia di prendersi cura di se stesso e l’incapacità sia cognitiva sia empatica di ragionare e stare con le persone.

Quali sono le problematicità psicologiche che possono intaccare la serenità e quindi la produttività all’interno di un’azienda?

Da un punto di vista statistico la depressione è una tra le principali cause di astensione sul lavoro. Altre possono essere sempre ad essa associate, ma di minore intensità, come per esempio l’ansia, lo stress, l’insonnia e l’aggressività, tutti fattori che, come possiamo intuire, difficilmente possono essere lasciati “a casa”. In Italia, secondo uno studio condotto nel 2012, il 12% dei lavoratori soffre di forme di depressione più o meno accentuate. È dunque importante prenderla in esame quando si trattano i problemi che possono influire sulle performance dei dipendenti e sulla produttività di un’azienda.

Sono le donne a soffrirne di più, anche se il disturbo attualmente è abbastanza frequente anche tra gli uomini, come apprendiamo quasi ormai quotidianamente dalle cronache che raccontano di uomini che perdono il lavoro o sono costretti a chiudere società e che, sottovalutando i sintomi e le conseguenze che questa patologia comporta, prendono scelte drastiche.

C’è una fascia d’età più colpita da questa patologia?

Sì, ed è importante sottolinearla in quanto l’insorgenza della depressione è in coincidenza spesso con l’inizio dell’attività lavorativa dei nostri giorni, che è tra i 20 e i 30 anni. In questo caso il lavoro, se non vissuto bene, è un fattore scatenante la patologia stessa.

In ambito lavorativo quali sono i fattori scatenanti della depressione e quali comportamenti generano?

depressioneCe ne sono diversi, come ad esempio il mobbing (comportamenti aggressivi di natura psicofisica e verbale esercitati da una persona o un gruppo di persone nei confronti degli altri soggetti), il burn out (un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni di aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere) , lo stalking occupazionale (atti persecutori punibili in cui l’effettiva attività persecutoria sia esercita nella vita privata della vittima, ma la cui motivazione proviene invece dall’ambiente di lavoro, dove lo stalker ha realizzato, subito o desiderato una situazione di conflitto, di persecuzione o di mobbing), lo straining (situazione lavorativa conflittuale in cui la vittima ha subito azioni ostili limitate nel numero e/o distanziate nel tempo, tuttavia tali da provocarle una mortificazione costante e permanente della sua condizione lavorativa) e stress lavoro-correlato (evento psicosomatico scatenato da sollecitazioni provenienti dallfambiente lavorativo,che rende terreno fertile allfinsorgenza di uno stato depressivo).

Quali possono essere i consigli utili sia per la persona che si trova in questo stato sia per chi ha interazioni lavorative con lei?

benessere-psicofisicoPrima di tutto, svilupperei all’interno delle aziende piccoli gruppi di educazione al riconoscimento e alla sensibilizzazione dei sintomi che la depressione in generale o gli stati d’ansia ad essa connessi.

Secondo, implementerei la capacita empatica, con lezioni individuali o per piccoli gruppi, tra le colleghe che si trovano a dover gestire una situazione a loro sconosciuta o non nell’ordinario.

Terzo, organizzerei rotazioni di turni di lavoro in modo da agevolare con part-time, soprattutto nei primi tempi, la neo mamma, che si trova a dover gestire un senso di colpa per “l’abbandono” del bambino per diverse ore.

In ultimo, gestirei la possibile aggressivita, spesso non dichiarata, rivolta alla neo mamma dalle colleghe o dai colleghi, che si trovano costretti/e a coprire turni non previsti, per esempio con incentivi aziendali o permessi successivamente coperti dalla stessa.

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Francesco Fresi