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Se nel centro estetico vuoi diffondere video e musica

10 novembre 2016

senza-titolo-1Nei centri estetici si riproducono frequentemente musiche e materiali audiovisivi, per rendere più confortevole l’ambiente di lavoro. Bisogna però fare attenzione ai diritti d’autore e ai versamenti da riconoscere agli enti che tutelano le opere e i loro editori. Quali dubbi avete in merito? Esistono anche soluzioni alternative che vale la pena sperimentare, senza pagare tributi. Li conoscete?”

Sono un po’ confusa su questo tema. Potete darmi qualche indicazione più precisa?  Nel mio centro estetico vorrei mettere un video attraverso il quale far scorrere  immagini di prodotti, offerte, informazioni tipo telegiornale, il tutto condito  con un sottofondo musicale. Come posso fare? A quali costi andrei incontro?

Il possesso di un apparecchio radio o tv in un centro estetico presuppone il pagamento  del canone Rai e dei tributi agli enti che tutelano le opere e i loro editori, se adatto a  sintonizzarsi sui canali radio e televisivi o se utilizzato per riprodurre video o musiche  tutelate. Al contrario, se si utilizza un monitor per riprodurre video commerciali, ovvero  per utilizzo professionale, i tributi sono dovuti solamente nel caso in cui i materiali  audiovisivi contengano musiche od opere tutelate.

Per la musica la SIAE la conoscevo, ma ho sentito parlare anche di Consorzio dei  Fonografici. Mi chiarite la differenza fra questi due enti?

SIAE e SCF sono due istituzioni diverse: la prima tutela autori ed editori, la seconda i  produttori discografici. Entrambi gli enti chiedono il pagamento di tributi, relativi alla  composizione musicale (Siae) e alla incisione su supporto dell’opera musicale (Scf).  Tuttavia, non tutti i brani esistenti nel panorama musicale italiano o internazionale  sono tutelati: ad esempio, nel web si possono facilmente trovare musiche “royalty  free” per la riproduzione delle quali non si è tenuti a pagare alcun diritto.

Io sto pensando a una web radio. Come vedete questa scelta?

Esistono difatti servizi di streaming che propongono l’ascolto di musiche via web. Bisogna  in questo caso distinguere i canali tradizionali web che – parimenti a quanto  accade alla radio o in Tv – propongono le hit del momento, dai canali web che per  esempio propongono brani “royalty free”: questi ultimi garantiscono che i brani proposti  in diffusione non sono tutelati, pertanto chi utilizza questo tipo di servizio non è  tenuto a pagare i diritti Siae o Scf, ma è opportuno ne sia data comunicazione all’Ufficio  Siae o Scf di pertinenza.

MabellaEdizioni