Il peeling chimico

9 giugno 2015

a cura di Joseph A. Lewis

Gli AHA sono acidi deboli organici, derivati principalmente da frutta e altri alimenti. Ad esempio, l’acido glicolico deriva dalla canna da zucchero, l’acido lattico dal latte, l’acido tartarico dall’uva, l’acido malico dalle mele e l’acido citrico dagli agrumi. Per questo motivo vengono comunemente definiti “acidi della frutta”.

Gli AHA agiscono principalmente come agenti idrofili esfolianti (dal greco hydros, “acqua”, e philia, “amicizia”) e come stimolanti dell’idratazione profonda. Questi acidi, solubili in acqua, diminuiscono la coesione corneocitica (quella delle cellule superiori che formano lo strato protettivo dell’epidermide), permettendo un’esfoliazione della pelle chimicamente indotta – al contrario di quella che si ottiene grazie ad agenti meccanici – producendo una graduale desquamazione dello strato cutaneo esterno ed agendo come un comando di “reset”, che rende la pelle più compatta e liscia. Inoltre, l’uso costante di Alfa Idrossiacidi può portare ad un incremento del contenuto cutaneo di Acido Ialuronico (HA), portando quindi ad un aumento dell’idratazione della pelle e del volume epidermico/dermico – una “volumizzazione” della pelle che parte dall’interno e si rivela all’esterno con un generale “effetto filler”.

Il peeling chimico è una procedura complessa e richiede tempo e applicazione per impadronirsi di tutti i suoi segreti. Molto importante è scegliere accuratamente le sostanze ed il protocollo da utilizzare, considerando la condizione cutanea e il risultato. Gli agenti chimici sono classificati in quattro semplici categorie, in base alla profondità d’azione nella pelle – TABELLA 1. I peeling chimici a base di AHA rientrano nelle categorie “molto superficiale” o “superficiale”, a seconda della concentrazione e del pH con cui vengono utilizzati. Per la loro natura delicata e la rara tendenza alle complicazioni, sono considerati molto sicuri e possono essere utilizzati sulla maggior parte dei tipi di pelle, anche quelle più sensibili. La tabella 1 mostra che le indicazioni per il trattamento sono direttamente collegate alla profondità di azione della sostanza utilizzata; è importante capire questa relazione per consigliare al meglio il cliente, proponendo il peeling più adatto in base allo stato della pelle e alle sue aspettative.

Tabella-1

La maggior parte dei peeling chimici funziona essenzialmente “ferendo” la pelle sino ad una certa profondità, stimolando nella cute una reazione di guarigione: in sostanza, una reazione di tipo distruttivo. Sfortunatamente, questo effetto distruttivo, a seconda della profondità di azione, può lasciare segni sulla pelle. Ad esempio, una condizione nota come “epidermolisi” risulta da una separazione dell’epidermide dal derma: il cliente desidera rimanere “in casa” durante questo periodo di guarigione, conosciuto come “down time” che può durare anche diverse settimane in caso di peeling medi o profondi. L’aspetto positivo dei peeling AHA, specialmente quelli molto superficiali, è che operano tramite una reazione di stimolazione invece che di distruzione e ciò stimola nella pelle cambiamenti naturali, molto più graduali. Di conseguenza, un cliente sottoposto ad un peeling chimico al 30% e con pH 3 per 3 minuti vedrà una micro-esfoliazione cutanea non sempre visibile ad occhio nudo. Dunque, non vi è “down time” per questo tipo di trattamenti, ed ecco spiegato il perché del nome “peeling da pausa-pranzo”, perfetti per clienti con poco tempo a disposizione. Inoltre, se fatti con una certa regolarità, questi peeling producono nel tempo benefici progressivi, che possono essere ottimizzati con i trattamenti da utilizzare a casa.

Nelle foto, i risultati di una serie di 4 peeling di natura stimolante (i risultati possono variare). Per conseguire un risultato soddisfacente, è importante anche la conoscenza dei propri clienti – la loro storia clinica, i trattamenti recenti, le allergie, eventuali farmaci assunti. Anche se i peeling AHA superficiali sono generalmente sicuri per tutti i tipi di pelle, è comunque importante cercare di eliminare ogni controindicazione possibile, prima di applicare il prodotto sulla pelle, onde evitare eventuali reazioni indesiderate.

Foto-prima-e-dopo-4-trattamenti

Un altro step decisivo è la fase di preparazione della pelle: in alcuni casi possono essere necessarie anche due settimane di preparazione al trattamento, specialmente quando la storia clinica del cliente mostra una predisposizione all’herpes o alla iper-pigmentazione post infiammatoria (PIH). Ad esempio, potrebbe essere necessario iniziare applicando un prodotto di “allenamento” della pelle una o due settimane prima dell’applicazione del prodotto, se in passato è insorta iper-pigmentazione dopo analoghe procedure. Inoltre, la fase preliminare più importante è l’esecuzione di una detersione accurata e sgrassante della pelle prima dell’applicazione del peeling: più è accurata la preparazione, più profonda e migliore sarà la penetrazione delle sostanze trattanti. Per i peeling AHA al 50%, con pH 2.25, è molto importante ricordare che sono 10 volte più forti del peeling al 30% con pH 3.25. L’operatore professionista deve prestare un’attenzione costante alla pelle durante l’intera applicazione, monitorando eventuale insorgenza di arrossamento prematuro in qualsiasi area (conosciuto come “arrossamento a zone calde”), che indica che è il momento di rimuovere il prodotto prima dei 3 minuti raccomandati, perché sta penetrando più del dovuto. L’azione di questi peeling infatti viene generalmente considerata come superficiale, ma il risultato finale dipende molto dalla condizione di partenza, dalla accuratezza della preparazione e dal tempo di posa.

Ricordiamo che anche nel caso di peeling più concentrati l’effetto esfoliante non sarà visibile, ma i benefici saranno progressivi e duraturi. Risultati ancora migliori si avranno con l’aggiunta di acido salicilico (BHA), fino al 2% al peeling a base di acidi della frutta (AHA): questo “cocktail” produrrà i benefici di una esfoliazione lipofila, con effetto di purificazione profonda dei pori sebacei e follicoli.

Joseph A. Lewis
Scienziato e ricercatore laureato in chimica, definito l’Autorità dell’Anti-Aging, con oltre 25 anni di esperienza
nel settore farmaceutico, nel 1983 ha sviluppato per primo al mondo l'Acido Glicolico (AHA) che da allora ha
arricchito centinaia di formulazioni. Ha introdotto il nuovo livello di antiossidanti per il trattamento della pelle e
sviluppato il concetto di protezione dallo stress ossidativo per uso topico degli stessi. Protagonista di numerose
conferenze internazionali e nazionali, ha diffuso ingredienti rivoluzionari come l’Idebenone, e marchi come M.d.
Formulations®,Prevage®, REVALÉSKIN®, PRIORI® e Elizabeth Arden PRO. È Presidente e C.E.O. di Pharma Management
Corporation (ambito farmaceutico e cosmetico), holding che sovrintende la gestione di cinque società impegnate nello
skincare.
US CosmeceuTechs, LLC Distributore esclusivo Italia Beauty Partner Enterprise S.r.l.
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