Estetica. Psicologia. Comunicazione

Estetica. Psicologia. Comunicazione

La comunicazione non è solo verbale, esistono dei rinforzi sensoriali che possono renderla più o meno efficace. Il futuro è qui, alcuni lo chiamano PNE (Programmazione Neuro Estetica).

La bellezza

La bellezza non è legata alle mode, non è quella collegata a determinati lineamenti estetici, ma è un modo di “portare” se stessi, di “portare” la sionomia che abbiamo. È possibile notare una persona capace di manifestare la propria bellezza o una persona castrata, in base al modo in cui il soggetto “porta” la propria sionomia. La bellezza è, in realtà, un atteggiamento del pensiero, della mente, un modo interiore di essere.

Un bambino può essere bellissimo, perché è fedele ad una sua organizzazione interna, ad una sua psicologia interna, a delle leggi interiori di natura.

Obiettivo della psicologia è il benessere: star bene, creare benessere e far star bene, perché una persona è bella se è bella nella sua interiorità, se si auto-approva. Questo non ha niente a che fare con “il bello” proposto dalla moda e dalla logica delle riviste.

Psicologia e comunicazione

Una interpretazione etimologica del termine “comunicazione” (partecipare, mettere insieme, mettere in comune) suddivide la parola in “unum cum actione”, nel significato di “uno con l’azione”. C’è qualcosa, già nel termine, che ci pone in relazione: “cum”, cioè “con”.

La “comunicazione”, non è esclusivamente esterna, ma è qualcosa che entra a far parte del ricevente fino a modificarlo. L’Io ha una struttura di riferimento su cui si basa e nella quale si riconosce. Questa struttura viene ad essere modificata da un’informazione: allora si dà la comunicazione, altrimenti no.

Per la teoria dell’informazione, ci sono un emittente e un ricevente, tra i quali si dà un codice, nel senso che l’emittente, per comunicare, deve necessariamente utilizzare un segnale, che deve essere tradotto dal ricevente (pensiamo al linguaggio verbale: il termine “albero”, ad esempio, è un fonema).

Ognuno di noi presenta delle variabili soggettive, che influiscono sulla traduzione del segno.

Pensate al fatto che, per esprimerci, abbiamo bisogno di una lingua, che è grammatica e sintassi: quindi, tradurre un pensiero o un’immagine in un linguaggio è difficile. Noi impieghiamo anni per imparare a costruire questa capacità! La comunicazione verbale è come un segnale: ognuno comprende in base alla propria cultura. Alcuni, invece, non sentono niente, perché hanno la testa già troppo occupata, preoccupata (“occupata da prima”).

Per fortuna esistono dei rinforzi di tipo sensoriale: la comunicazione sensoriale è vastissima e implica il fatto che noi non prestiamo attenzione solo alle parole, ma siamo attenti anche attraverso altri canali. Pensiamo, ad esempio, alla vista: a volte forse vi comunica molto di più la figura dell’altra persona che non tutte le parole utilizzate!

Nel vostro lavoro comunicare è essenziale: voi comunicate più con la vostra immagine che con tutto quanto dite al cliente!
Udito: non è così importante quello che dite, ma soprattutto come lo dite.

Pensate alla comunicazione telefonica, in cui la vista non ci aiuta affatto! In questo caso la comunicazione passa attraverso un organo molto arcaico a livello comunicativo. Riflettete un attimo anche sul fatto che, alla nascita, il bambino non vede, però l’udito è già molto aperto, per cui la prima comunicazione è acustica: l’ambiente entra per la prima volta dentro di noi attraverso l’udito.

È molto importante, allora, il momento acustico dell’informazione e soprattutto il tono di voce riveste un’importanza fondamentale.
La comunicazione auditiva è sostanziale, perché, col tono, noi possiamo motivare la persona, indirizzandola in base a un’emozione: la forza, dunque, non risiede solo in quello che diciamo, ma soprattutto nel modo in cui lo diciamo.

Tatto: la comunicazione tattile è essenziale, non solo in relazione alle mani, ma in funzione di tutto il corpo.

Il contatto con i materiali mi fornisce già una serie di informazioni. Addirittura sembra che esistano mani capaci di “sentire” in modo estremo l’ambiente circostante. C’è da dire che anche gli oggetti, in qualche modo, parlano, portando con sé alcune informazioni, in una specie di tatto sensitivo delle cose.

Ma, al di là di questo, l’oggetto, mettendo in risalto le proprie qualità (caldo, freddo, liscio, ruvido), offre informazioni che parlano di una realtà, fanno comunicazione, spostano energia e possono modificare persino “l’ambiente interno” di una persona.

Olfatto: l’odore è molto importante in una “comunicazione chimica”.

Negli animali, la “comunicazione chimica” è molto importante perché, tramite questa, essi si riconoscono ma per noi umani è un tipo di comunicazione che abbiamo quasi totalmente smarrito.

Eppure quello che il nostro corpo emana, viene tradotto in segno, in una comunicazione chimica, poi decodificata dall’altro: e questo odore entra nell’altro e lo modifica: sposta, motiva a delle azioni (motivazioni) o non azioni (neg/azioni: rifiuti).

Il cliente, potrebbe scegliere un’estetista, anche in base a un certo tipo di odore che emana. E questo è dimostrato da decine di sperimentazioni in ambito neuroscientifico.

Potremmo anche non capire questo passaggio, ma il mio corpo è affascinato, per cui accetta e acquista, se avverte un buon odore o, viceversa, rifiuta, se sente un odore spiacevole.

Per voi la consapevolezza relativa alla comunicazione sensoriale è molto importante, per offrire un servizio migliore, più raffinato, più ricercato. Se io per primo sono più attento a questo tipo di comunicazione, gli altri possono scegliermi.

E chi mi sceglierà?

La persona migliore per sensibilità, che sarà disposta anche a pagare di più, poiché, nell’importanza dell’approccio psicologico, è importante non perdere di vista il fatto che il nostro fine è anche quello di guadagnare sempre di più, e in tutti i sensi.

Leggi tutti gli articoli del Professor Umberto Borellini

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