I cibi sani sono anche funzionali per il nostro organismo?

11 novembre 2016

nutrizione-morandi-1Vi abbiamo già illustrato nel precedente articolo cosa sono i cibi sani e come nutrirsi in modo sano. Oggi proseguiamo nel nostro approfondimento con la nutrizionista Daniela Morandi che ci illustra subito quanto  la definizione di alimento “sano” a volte non coincide con il fatto che quello stesso alimento sia anche “funzionale” per il nostro organismo, o meglio non è garantito che quell’alimento inneschi la reazione biochimica più appropriata per il nostro benessere.

Definire un’alimentazione “sana” significa nutrirsi di qualcosa che preserva il nostro stato di salute, o che addirittura possa prevenire l’insorgenza di problemi di varia natura che potrebbero iniziare a manifestarsi come semplici sintomatologie dolorose per arrivare fino all’insorgenza di vere e proprie patologie. Nonostante sia davvero difficile mettere d’accordo gli esperti che appartengono al mondo scientifico, su una cosa tutti concordano: qualsiasi tipo di problema si manifesti nel nostro organismo, deriva da uno stato di “infiammazione cellulare” o “silente” (così definita perché per un certo periodo non si percepisce). Questa infiammazione “silente” può essere descritta – in termini assolutamente molto semplici e riduttivi -, come uno stato di squilibrio del nostro organismo che – qualora venga protratto troppo a lungo – inizia a dare segnali ben evidenti (sintomatologie di diverso tipo) e poi si cronicizza dando luogo all’insorgenza di vere e proprie patologie.

La scoperta più disorientante però, è stata capire che il cibo può avere un ruolo fondamentale sia nell’innescare questo tipo di meccanismo infiammatorio, che magicamente anche per arrestarlo o comunque diminuirlo al minimo: va da sé che a questo punto un alimento potrà essere definito veramente sano nel momento in cui saremo certi che esso non provochi o favorisca l’insorgere dello stato di infiammazione cellulare. E’ quindi ora di “rottamare” i “vecchi” parametri utilizzati per definire “sano” un alimento perché sono stati surclassati dal potere biochimico ormonale che esso possiede nei confronti del nostro organismo: prima sarà necessario valutare il potere “infiammatorio” dell’alimento stesso, e poi valutare le altre caratteristiche come la digeribilità, la natura integrale etc…

nutrizione-morandi-3Non è semplice catalogare tutti i fattori che rendono un alimento “infiammatorio”, ma due sono le caratteristiche facilmente individuabili:

1) Indice glicemico: gli alimenti caratterizzati da indice glicemico alto, hanno un forte potere infiammatorio a causa di un complesso meccanismo ormonale. Quali sono? Tutti i carboidrati quali pasta, riso, pane e derivati, prodotti dolci contenenti zucchero bianco ma anche di canna o miele, alcuni vegetali quali patate, i legumi, il mais, le carote. Anche alcuni frutti: papaia, mango, banane, frutta secca o disidratata.

2) Alimenti ricchi di omega 6: gli oli vegetali (utilizzatissimi perché di gran lunga più economici dell’olio extra vergine di oliva) o i semi vegetali, ma anche il tuorlo dell’uovo e i grassi saturi (sorprendentemente il burro, il lardo e lo strutto ne contengono pochissimo!!): purtroppo siamo passati in pochi anni dalla necessità di integrare l’omega 6, alla sovrabbondanza. Questo fa si che si inneschi la produzione di ormoni pro infiammatori nel nostro organismo con le conseguenze ben immaginabili. A tal proposito, attenzione alle proteine provenienti da allevamenti intensivi: gli animali vengono nutriti con mangime ricchissimo di omega 6 che inevitabilmente danneggerà anche noi.

Quali sono invece i cibi che sono certamente “sani” e anti infiammatori?

• Quelli ricchi di polifenoli: sostanze preziosissime di cui sono ricchi frutta e verdura e che, guarda caso, sono anche a basso indice glicemico.

• Quelli ricchi di omega 3 come il pesce azzurro (l’omega 3 deve essere a catena lunga, quello cioè che deriva dal pesce e non dai vegetali): fondamentale per la produzione degli ormoni che hanno il potere di “risolvere” gli stati infiammatori.

Una volta che riusciamo ad evitare gli alimenti certamente infiammatori selezionando quelli adeguati, allora potremmo iniziare a ricercare anche tutta una serie di altre caratteristiche che possono rendere ancora più sano un alimento piuttosto che un altro. Importante allora iniziare a valutare stagionalità, provenienza, tipo di coltura, natura integrale o meno etc…

E’ ovvio che il buon senso deve sempre prevalere: un buon dolce o un ottimo piatto di pasta non farà male a nessuno. La cosa importante è che nella quotidianità non ci si faccia confondere da messaggi “salutistici” frutto di grande abilità di marketing più che di ricerca scientifica nella nutrizione.

L’esperto risponde a redazione@mabella.it oppure a info@danielamorandi.it

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Daniela Morandi
Daniela Morandi è Nutrizionista e Naturopata. Si è specializzata negli USA nella Strategia Nutrizionale Zona direttamente con il dr. Barry Sears -suo inventore-, con il quale collabora nella ricerca e diffusione della stessa in Europa. È l’unica professionista che ha pubblicato e tutt’ora pubblica con Barry Sears in qualità di co-autore e che lo stesso ha nominato Top Zone Coach in Europa, sia per competenze tecniche, sia per essere stata in grado di integrare la precisione biochimica con la creatività, ottenendo raffinate ricette e traducendo in Zona anche creazioni di grandissimi chef. La sua passione, i continui studi di psicologia e Coaching, oltre alla naturale predisposizione per la conoscenza dell’animo umano, fanno di Daniela Morandi una consulente che si distingue per la capacità di ascoltare e guidare le persone nel trovare la strada più giusta.
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