Gli amori sul posto di lavoro

16 novembre 2016

 

psicologia-fusi-4Gli amori sono spinte dinamiche e quindi mutevoli. Perché ci innamoriamo? E come possiamo gestire il rapporto nel luogo di lavoro perché non ci condizioni nella vita aziendale? Lo abbiamo chiesto a Francesco Fresi, psicologo e psicoterapeuta.

Dottor Fresi, abbiamo letto in un’indagine che il 70% degli amori nasce sul posto di lavoro…

La spiegazione è molto semplice: trascorriamo in azienda la maggior parte del nostro tempo e questo facilita pulsioni normali e istintive, che talvolta si scontrano con la dura realtà della non singletudine. In questi casi il sentimento ha, però, conseguenze più sul nucleo famigliare che sull’azienda e la sua produttività. Spesso all’inizio l’amore non è definibile in base ai ruoli coperti all’interno dell’azienda. Perdiamo la razionalità a favore dell’aspetto emotivo. Ci innamoriamo della persona e dei suoi lati positivi, come per esempio la capacità di avere potere, di farci star bene, di essere solidali, e quindi di alleggerirci anche la giornata. È un po’ quello che succedeva a scuola: quanti di noi non si sono innamorati del compagno di banco o dell’insegnante? Quest’ultima non si vedeva più nel suo ruolo, ma come persona.

psicologia-fusi-5Ha fatto riferimento alla passione iniziale dei rapporti. Questo vuol dire che a un certo punto la situazione potrebbe cambiare?

Come si suol dire: non è tutto oro ciò che luccica. Gli amori sono spinte dinamiche e quindi mutevoli. E come tutti noi sappiamo a un certo punto le divergenze la fanno da padrone a discapito della passione iniziale. Il confronto con amici e colleghi, volontario o involontario, ci fa scoprire che spesso la razionalità è stata messa da parte. Questo è il caso in cui donne a capo dell’azienda rinunciano a posizioni di potere per agevolare la crescita lavorativa del proprio partner oppure di capi additati come incapaci su giudizi basati esclusivamente sulla scelta della propria compagna o ancora di colleghi che delegano, scordandosi dei propri ruoli e abusando della complicità affettiva del proprio collega/partner.

Questo cambiamento, a livello pratico, cosa comporta per l’azienda?

Si può assistere a vari tipi di comportamenti, che spesso, sebbene nascano per colpire l’altro, inficiano in via indiretta la produttività e l’azienda in cui ciò avviene. È l’esempio di capi che abusano del loro potere, colleghi che utilizzano problematiche lavorative amplificandole per vendetta personale e invidie tra colleghi per eventuali benefit dati a qualcun altro. Tutto ciò accade però solo se le persone coinvolte non separano ciò che sono affettivamente da ciò che sono professionalmente. L’inghippo sta proprio qui: è difficile se siamo presi da uno stato emotivo rimanere lucidi; e se le donne portano rancore a vita, è vero anche che un uomo ferito potrebbe quasi sicuramente infangare non solo la donna, ma soprattutto il ruolo lavorativo dalla stessa guadagnato.

psicologia-fusi-2Che consigli potremmo dare a chi si trova a vivere una situazione simile?

Prima di tutto, a mio parere, le aziende dovrebbero fin dall’inizio contrattuale ragionare anche emotivamente sui rischi che una relazione interna, non andata a buon fine, può generare e non imporne il divieto, come di solito avviene (ciò che ci viene negato spesso è ciò che vogliamo). Consci però che, come abbiamo già ricordato, gli stati emotivi poco si legano alla pianificazione razionale degli eventi futuri, sicuramente un buon consiglio è basarsi su una regola di vita quotidiana, che può essere, per esempio, quella che nulla è per sempre. Dobbiamo ricordarci di essere liberi di amare, ma, come detto negli articoli precedenti, abbastanza intelligenti da non mettere mai a rischio ciò che sta alla base della nostra autostima, che è anche il proprio ruolo lavorativo.

L’esperto risponde a redazione@mabella.it oppure a francescofresi@yahoo.it

Francesco Fresi