Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia, ci racconta le tappe del suo successo

4 novembre 2016

A pochi mesi dal termine del suo incarico, Fabio Rossello, che per due mandati ha guidato l’Associazione di riferimento delle imprese cosmetiche italiane, presenta, in questa intervista, un resoconto delle attività svolte, svelando anche il suo più grande sogno nel cassetto.

rossello-cosmeticaLa capacità di cogliere e interpretare correttamente i cambiamenti e le evoluzioni del mercato di riferimento, l’abilità nell’individuare tutte le opportunità utili per lo sviluppo del business della cosmetica e la facoltà di fornire le risposte strategiche più adeguate a nuove sfide competitive sono solo alcune tra le caratteristiche distintive di Fabio Rossello, che da giugno 2011 è Presidente di Cosmetica Italia, l’Associazione nazionale delle imprese cosmetiche. Personaggio di grande rilievo, è alla guida di quella che, nata nel 1967 con il nome di Unipro – Unione nazionale industrie di profumeria, cosmesi, saponi da toeletta e affini – è oggi la branca confindustriale rappresentativa del comparto cosmetico nazionale. Un Presidente che ogni giorno lascia un’impronta strategica e personale molto forte nel quotidiano cammino di Cosmetica Italia e che si appresta, nei prossimi mesi, a concludere il secondo mandato.

In questa intervista, Rossello traccia un bilancio del suo operato, tra progetti e attività, con lo sguardo rivolto a un importante traguardo: il cinquantesimo anno di attività di Cosmetica Italia.

Presidente Rossello, siamo prossimi alla conclusione del suo mandato alla guida di Cosmetica Italia, un percorso iniziato nel 2011. Quali sono le più importanti attività svolte a favore del settore?

Nel corso del primo mandato, supportato dal mio team, ho lavorato su quella che viene definita la ‘reputation’. Unipro aveva una connotazione prevalentemente tecnica; ci siamo impegnati per trasformarla nell’unico punto di riferimento per tutti gli stakeholder – dalle Istituzioni fino ai consumatori – e credo che l’obiettivo sia stato ampiamente raggiunto. Nei confronti delle Istituzioni, poi, è nata l’esigenza di far conoscere un settore come il nostro, che è importantissimo per l’Italia e che è caratterizzato da una bilancia economica estremamente favorevole: basti pensare che si distingue per un fatturato di oltre dieci miliardi di Euro e che, con l’indotto, porta lavoro a oltre duecentomila persone. Nel secondo triennio, l’obiettivo è diventato ancora più ambizioso. Abbiamo lavorato per affermare anche il valore sociale del cosmetico, inteso come mezzo per star bene con noi stessi e con gli altri. Il cosmetico ci fa apparire come vogliamo e questo dà sicurezza, fa crescere l’autostima. Credo poi di aver raggiunto un altro importantissimo traguardo: il cambiamento del nome dell’Associazione in Cosmetica Italia, inizialmente accolto con diffidenza, ma poi ampiamente apprezzato.

Questa è stata una scelta strategica dal punto di vista comunicativo, che sottende anche la convinzione che la cosmesi Made in Italy sia leader del settore. Quali sono i fattori che la rendono un’eccellenza italiana?

cosmetica-italia-fabio-rossello-3Ho voluto fortemente che Unipro diventasse Cosmetica Italia, proprio perché non era più un’Associazione prettamente tecnica e aveva bisogno di un nome che la identificasse istantaneamente come referente unico per il mondo cosmetico. Un settore, questo, che è sicuramente un’eccellenza italiana. A renderlo tale, alcuni numeri ‘doppi’: la quota di investimenti in R&S del settore, per esempio, è il doppio della media italiana, cioè l’8% circa del fatturato contro il 4%. Doppia, sempre in riferimento al sistema Italia, è anche la quota di laureati e di donne impegnate nel settore. A fare la differenza è anche la specializzazione delle nostre aziende, generalmente di dimensioni medio-piccole. Non abbiamo grandi brand ma grandissimi produttori mondiali per marchi internazionali. Il nostro terzismo è creativo, non si limita a produrre ma crea, fa ricerca e poi propone alle aziende. Grazie alla creatività e all’imprenditorialità delle nostre aziende, i numeri dell’export crescono e le realtà italiane ottengono il giusto riconoscimento all’estero. Nel nostro Paese, questo è un elemento che andrebbe fortemente sottolineato.

Alla luce delle numerose attività svolte in qualità di Presidente di Cosmetica Italia, mi può fare un bilancio di questi anni?

Personalmente mi ritengo soddisfatto, anche del riconoscimento ottenuto all’estero. Fondamentale, è stata la partnership con Cosmoprof Worldwide Bologna che, con Cosmetica Italia, forma un binomio di eccellenza. Ho impiegato tanto tempo e impegno ma è stato molto arricchente, sono felice di aver contribuito anche a far crescere, in ambito internazionale, la stima verso il nostro Paese.

Il 50esimo anniversario di Cosmetica Italia sarà celebrato nel 2017. Come è cambiato il ruolo dell’Associazione nel corso degli anni?

Quello del 50esimo anniversario, sarà un momento molto importante, che sarà celebrato con tre appuntamenti differenti: il primo a Bologna, che festeggia anche il 50esimo anniversario di Cosmoprof, il secondo a Milano in occasione della tradizionale Assemblea di Cosmetica Italia e il terzo, più istituzionale, a Roma. Mezzo secolo di storia vissuto a tu per tu con i nostri interlocutori in maniera molto concreta, cogliendo la necessità del cambiamento, fondamentale per tutte le Associazioni di categoria.

L’Associazione ha espresso la propria presenza istituzionale anche ad Expo 2015, all’interno del Parco della Biodiversità. Qual è stato il vostro approccio all’evento?

La cosmetica fa parte di un sistema italiano vincente, non potevamo perdere un evento unico. Ci siamo spinti un po’ oltre il concetto di biodiversità, interpretandolo in senso lato e adattandolo alla cosmetica. Abbiamo quindi posto l’accento sulla valorizzazione delle diversità esteriori dell’intera comunità umana considerando come campo d’azione la pelle. Ci siamo anche avvicinati al concetto di sostenibilità, in quanto l’industria cosmetica è orientata a ricavare e utilizzare le risorse ambientali con lungimiranza, per non alterare gli ecosistemi e per mantenerne la biodiversità.

Qual è stato l’andamento del mercato cosmetico negli ultimi anni?

Nel nostro settore, la crisi si è sentita a partire dal 2011. Alcune aziende non sono sopravvissute, altre hanno dovuto strutturarsi in modo diverso, ma la maggioranza ha affrontato la recessione con grande tenacia e determinazione. Una grossa boccata d’ossigeno è arrivata dall’export, sempre in crescita. Per quanto riguarda il mercato interno, a risentire maggiormente della crisi sono state le profumerie – oggi con una situazione in miglioramento – gli acconciatori e le estetiste. Bene, invece, le vendite online, che rispecchiano una tendenza diffusa anche in altre categorie merceologiche. Tirando le somme, posso dire, in questi anni, di aver visto nuovi paradigmi del fare business, che si sono sviluppati anche grazie alla grande capacità del mondo cosmetico di adattarsi alla situazione.

Ci sono dei progetti – o sogni nel cassetto – che vorrebbe vedere realizzati?

Di sogni, ne ho molti. Il più grande, diventerà realtà quando il mondo istituzionale capirà totalmente l’importanza di questo settore per il nostro sistema economico. Mi auguro che, chi mi seguirà alla guida di Cosmetica Italia, persegua con forza questo importante obiettivo.

MabellaEdizioni