Elisir di lunga vita

20 settembre 2014

Alcuni frutti e piante rallentano l’invecchiamento dell’organismo, lo aiutano a mantenersi in buona salute e a sentirsi pieno di energia. Il goji, il succo d’erba d’orzo e la papaya fermentata ci permettono di combattere le disfunzioni dell’organismo e proteggono le nostre cellule  

Il goji Questa piccola bacca, detta anche lycium (Lycium barbarum), cresce sugli altopiani del Tibet e della Mongolia. A noi, arriva sotto forma di bacche essiccate o di succo concentrato. Questo piccolo frutto rosso, che somiglia a una ciliegia allungata, viene presentato come l’alimento più efficace nella lotta contro l’invecchiamento. Quel che è certo è che, dal punto di vista nutrizionale, la bacca di goji contiene numerosi elementi nutritivi e oligoelementi come germanio, selenio, zinco, ferro, rame e fosforo. È altrettanto ricca di vitamina A, B1, B2, B6, C ed E, così come di flavonoidi e acido linoleico. Inoltre, conterrebbe una rara concentrazione di amminoacidi: non meno di 18. Numerosi studi scientifici dimostrano le sue proprietà di difesa dell’organismo, i vantaggi che apporta a livello del fegato e del miglioramento della vista. Pertanto, la sua somministrazione è consigliata soprattutto ai bambini e alle persone convalescenti. Gli effetti benefici del goji sulla salute sono stati approfonditi, nel corso degli ultimi tre decenni, principalmente in Cina, dove è stato dichiarato tesoro nazionale dalla commissione scientifica e tecnologica.

Una «toppa» per il Dna Le ricerche degli scienziati hanno dimostrato che possiede proprietà immunostimolanti dovute alla presenza di polisaccaridi glicoconiugati. Rafforza, infatti, il sistema immunitario, aumentando il tasso di trasformazione dei linfociti. Inoltre, potenzia l’attività dei linfociti T, delle cellule citotossiche e delle cellule NK (Natural Killer). Studi condotti su soggetti volontari hanno dimostrato un aumento del numero dei globuli bianchi e del loro IgA (Immunoglobuline A) in seguito all’assunzione di 50 grammi di goji. Nel 67% dei soggetti anziani compresi nello studio, l’assunzione quotiwebmaster della bacca di goji, per tre settimane, ha triplicato le funzioni di trasformazione dei linfociti T e raddoppiato l’attività delle interleuchine-2 dei globuli bianchi, che stimolano la crescita delle cellule del sangue del sistema immunitario incaricate della protezione dalle cellule degenerative e dalle invasioni microbiche. La bacca di goji favorisce une crescita cellulare normale, così come la riparazione del Dna. Altri studi mostrano che questa bacca esercita un’azione epatoprotettiva (di protezione del fegato). I polisaccaridi diminuiscono il rischio cardiovascolare nei diabetici e l’ossidazione creata da livelli elevati permanenti di zucchero sanguigno oltre che la perossidazione lipidica. Inoltre, abbassano i livelli di colesterolo, trigliceridi e insulina migliorando, così, l’insulinoresistenza. Gli effetti benefici del consumo regolare di lycium barbarum sono, dunque, provati scientificamente e le sue proprietà più interessanti sono: – favorisce il buon funzionamento del fegato – combatte l’infiammazione delle articolazioni e dei muscoli – rafforza muscoli e ossa – rafforza il cuore – stimola il sistema immunitario – riduce la pressione arteriosa – migliora la libido – migliora la vista

Il succo d’erba d’orzo Goji  Si tratta di un «concentrato», eccezionalmente ricco di micronutrienti: 60 minerali e oligoelementi, 80 enzimi, vitamine, amminoacidi (tra cui gli 8 essenziali), clorofilla e flavonoidi. È, dunque, possibile considerarlo un complesso vitaminico-minerale biodisponibile e naturale al 100%, un «superalimento» pieno di proteine e la cui ricchezza di enzimi permette all’organismo di assolvere qualunque funzione metabolica. Il succo d’erba d’orzo è una vera miniera di antiossidanti, che hanno la peculiarità di rallentare l’invecchiamento cellulare, come il SOD (superossido dismutasi, che trasforma il radicale libero superossido O2 in altre sostanze meno dannose come la perossidasi), selenio, vitamine A, C, E. Contribuisce, inoltre, all’equilibrio acido-basico apportando alcuni minerali-tampone per neutralizzare l’eccesso di acidi. La sua ricchezza in clorofilla ne fa un eccellente agente disintossicante. Può combattere efficacemente gli odori del corpo e l’alito cattivo. Un consumo regolare si traduce in un miglioramento dell’aspetto della pelle. Favorisce la digestione, l’assimilazione e l’eliminazione delle scorie, grazie al miglior funzionamento di stomaco, pancreas e intestino. Negli sportivi, fornisce energia rapidamente disponibile e aiuta a prevenire i crampi muscolari. La ricchezza in micronutrienti del succo d’erba d’orzo lo rende un ottimo ricostituente. I germogli e l’erba d’orzo concentrano al meglio le virtù della pianta.

Gli studi confermano l’efficacia Le prime osservazioni scientifiche sulle erbe di cereali sembrano risalire al 1928. Un medico americano,  Charles F. Schnabel, notò che le galline nutrite con erbe di cereali deponevano fino al doppio delle uova in più rispetto alle altre e vivevano più a lungo. Dopo vari anni di ricerca, il ricercatore giapponese Yoshihide Wara concluse che il succo di erba d’orzo era un integratore alimentare ideale anche per gli esseri umani. Aveva, infatti, dimostrato che una cura a base di erba d’orzo poteva rivelarsi efficace in parecchi casi: contro lo stress, per migliorare la memoria, la qualità della pelle, la libido e ancora oggi, se gli sportivi assumono questa «bomba enegetica» per essere sempre al top delle loro prestazioni, ognuno di noi può farne uso per recuperare le energie. Benefici: – contribuisce a mantenere lo stato di salute generale – aiuta a preservare la salute del sistema immunitario – fornisce le riserve d’energia – possiede antiossidanti vegetali unici e potenti – presenta i benefici degli enzimi viventi, compresa la superossido dismutasi (SOD) – apporta i benefici di un profilo completo di amminoacidi

La papaya fermentata Speranza per rallentare l’invecchiamento, la papaya fermentata ha conosciuto il successo dopo che il celebre virologo Luc Montagnier l’ha consigliata a Papa Giovanni Paolo II, colpito dal morbo di Parkinson. Il professor Montagnier è noto, anzitutto, per la scoperta del virus dell’Aids e, proprio le ricerche condotte su questa malattia, lo hanno spinto a studiare gli effetti della papaya. Infatti, si è interessato ai prodotti naturali in grado di aiutare i malati colpiti dal virus, sapendo che questi avevano un particolare bisogno di antiossidanti. Elementi salutari e anti-invecchiamento, se ne distinguono due tipologie: apportati tramite l’alimentazione o sotto forma di integratori (selenio, vitamine A, C ed E…) e fabbricati dall’organismo (enzimi, i cui rappresentanti principali sono la glutatione perossidasi e la superossido dismutasi). L’ossidazione cellulare contrastata da queste sostanze appare con l’invecchiamento, ma è presente anche nei malati di Aids o nei casi di patologie come Alzheimer e morbo di Parkinson. Montagnier non esita ad affermare che determinati integratori alimentari sono meglio di alcuni medicinali e che quelli che apportano antiossidanti possono essere di grande utilità. Ma se si è interessato maggiormente alla papaya fermentata è perché, in base a numerosi studi, risulta che questo elemento è in grado di stimolare la produzione di antiossidanti da parte dell’organismo stesso, ovvero le famose glutatione perossidasi e superossido dismutasi. Decine e decine di studi sono stati condotti con successo utilizzando la papaya fermentata, all’interno di un processo altamente tecnologico, in vari ambiti: gastroenterologia, immunologia e morbo di Parkinson. Se la papaya fermentata sembra dar prova di validità in tutti gli ambiti legati all’invecchiamento, è per i suoi effetti nel trattamento del morbo di Parkinson che è diventata famosa. Il perché di questi risultati? Il professor Montagnier ammette di non poterlo spiegare ancora del tutto, ma è probabile che agisca allo stesso tempo come stimolante della secrezione di antiossidanti da parte dell’organismo e che abbia un effetto sui neurotrasmettitori. Numerosi studi sono ancora in corso, per cercare di comprendere meglio i meccanismi d’azione di questo prodotto così promettente che non sostituisce, ma affianca, i trattamenti già noti.

Un aiuto contro i radicali liberi Questo preparato di papaya fermentata, sviluppato con procedimenti biotecnologici a partire dalla fermentazione del frutto tropicale, è un alimento funzionale in grado di controllare i radicali liberi, eliminando i radicali idrossili; di stimolare l’azione della superossido dismutasi (SOD) e di esercitare un’azione immunomodulatrice. Numerose ricerche sperimentali hanno mostrato che la preparazione di papaya fermentata è in grado di neutralizzare i radicali liberi, inibire l’ossidazione dei lipidi e ritardare l’insorgenza di alcune patologie associate ai radicali liberi. Diversi studi clinici sono stati condotti per tentare di dimostrare una correlazione tra i benefici effetti clinici della preparazione della papaya fermentata e la sua capacità di modulare nell’organismo l’equilibrio ossidante/antiossidante. La maggior parte delle prove era randomizzata in doppio cieco (questo significa che né il paziente né il medico conoscono la natura della sostanza effettivamente somministrata) e con controlli casuali. Per quattro settimane, i pazienti assumevano da 3 a 9gr al giorno di preparato di papaya fermentata o un placebo.

Il valore ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity, capacità di assorbimento radicale dell’ossigeno) misura il potere antiossidante di una sostanza, ovvero la capacità degli antiossidanti di contrastare gli effetti negativi dei radicali liberi, in parte responsabili dell’invecchiamento cellulare. Si stima che l’apporto quotidiano di ORAC dovrebbe essere prossimo o superiore alle 5.000 unità. Ecco alcuni esempi di alimenti antiossidanti: Apporto in unità ORAC per 100 grammi di sostanza

Goji – 30.500

Prugne secche – 5.770

Uvetta – 2.830

Mirtilli – 2.400

Fragole – 1.540

Spinaci – 1.260

Susine – 949

Broccoli – 890

Arance – 750

Ciliegia – 670

Kiwi – 602

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