Dermopigmentazione: quadro normativo, aspetti estetici, tossicologici e igienico-sanitari

29 giugno 2017

Dermopigmentazione: quadro normativo, aspetti estetici, tossicologici e igienico-sanitari, è il titolo del Convegno che si è svolto il 29 maggio 2017 nell’Aula Magna di Palazzo Trotti Mosti dell’Università di Ferrara, organizzato dal prof. Santo Scalia, Direttore del Corso di Formazione Universitaria per Tecnici Estetisti – FORMEST.

Il Convegno, parte del percorso didattico del Corso, ha coinvolto oltre 230 partecipanti, estetisti, medici, responsabili delle ASL e delle ARPA ed esperti del settore.

Dopo i saluti delle autorità accademiche, Scalia ha introdotto l’argomento affermando: “La dermopigmentazione è una tecnica di tatuaggio con diverse applicazioni da quella estetica a quella medica. L’ampia diffusione della pratica del tatuaggio lo rende un fenomeno sociale, ma non esente da rischi, quindi è necessario analizzare le condizioni igieniche, le complicanze dermatologiche o infettive, la composizione, purezza e stabilità degli inchiostri, così come le problematiche relative alla loro rimozione con trattamento laser. In questo contesto si inseriscono anche le proposte di regolamentazione sia in ambito nazionale che europeo”.

Il primo relatore, dottoressa Eloise Longo, del Dipartimento di Neuroscienze Sociali dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha introdotto l’argomento del tatuaggio dal punto di vista antropologico, inteso come pratica di modificazione o alterazione corporea storicamente diffusa in tutte le società, che utilizza pigmenti o inchiostri fin dalla preistoria, con finalità culturale, rituale, comportamentale.

Il dottor Alberto Renzoni dell’ISS, ha definito i termini micropigmentazione o dermopigmentazione: essi si riferiscono ad un tatuaggio con finalità estetica o medica, applicata alla correzione di inestetismi cutanei, che si differenzia da quello artistico. Permette la colorazione permanente della cute attraverso l’introduzione di inchiostro, nello strato superficiale del derma papillare attraverso un dispositivo elettrico e aghi monouso.

Ha illustrato che sono 6.9 milioni gli Italiani tatuati (fonte ISS), con lieve prevalenza delle donne e aventi da 1 a 5 tatuaggi; il 3.5% come tatuaggi medici o trucco permanente, con un notevole incremento negli ultimi cinque anni, sia dei tatuaggi eseguiti, sia nell’apertura di nuovi centri che risultano triplicati. In Italia non è stata ancora emanata una legge che regoli il settore, tuttavia esistono normative che tutelano il “consumatore”.

Esistono dal 1998 le Linee Guida del Ministero della Salute per la pratica del tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza.

Le Linee Guida del Ministero per la pratica del tatuaggio e piercing, prendono in considerazione i rischi infettivi e tossicologici e prevedono che siano applicate norme igieniche adeguate e precauzioni, considerano la formazione dell’operatore e l’informazione dei rischi verso l’utenza. A livello europeo dal 2008 viene seguita la Risoluzione Europea che prevede l’etichettatura degli inchiostri per tatuaggio e trucco permanente, una lista negativa di sostanze chimiche vietate perché nocive, i limiti di concentrazione per le impurezze, la sterilità ed il monouso per le confezioni. Il dibattito europeo per raggiungere una armonizzazione negli stati membri è tuttora in corso. In Italia vi è una disomogeneità nelle diverse regioni sia nella sorveglianza sanitaria (NAS) che nei controlli locali (USL, ARPA), ma soprattutto si riscontra una forte differenza nel periodo di formazione richiesto al tatuatore: da 14 ore a 600 ore che difficilmente garantiscono la stessa affidabilità nelle prestazioni.

Il dottor Renzoni ha presentato anche la relazione del dottor Marco Fontana, ARPA Piemonte, impossibilitato a partecipare, riguardante gli inchiostri per tatuaggio. Sono costituiti da pigmenti, ossia composti chimici dispersi in un veicolo che ne facilita l’inclusione nella cute attraverso gli aghi e per questo sono necessari controlli chimici, microbiologici e tossicologici. La Regione Piemonte ha iniziato da tempo un programma per il controllo chimico degli inchiostri eseguendo l’analisi delle sostanze pericolose, quali ammine aromatiche e metalli, e valutando il rispetto dei limiti massimi descritti dalle normative in vigore.

Il dottor Giuseppe Scarcella, responsabile ISPLAD, laser department, esperto nella rimozione e nel controllo delle complicanze dei tatuaggi e della dermopigmentazione estetica ha riportato che il 20% delle persone che ha almeno un tatuaggio non è soddisfatto e lo vuole eliminare, di questi il 30% mette in atto procedure di rimozione, che risultano avere un grande impatto economico. Il Laser impiegato, di competenza medica, offre una fotodermolisi selettiva del pigmento, applicando effetti fotoacustici ottenuti con impulsi ad alta energia (MegaWatts o GigaWatts) emessi in tempi brevissimi (nanosecondi o picosecondi) su superfici dell’ordine di 0.1 micron. Nel settore del tatuaggio manca quasi completamente il controllo degli eventuali effetti avversi, e quando si manifestano, meno del 5% vengono segnalati al dermatologo o al medico di famiglia, con successive problematiche a volte anche gravi.

La dottoressa Antonia Pirrera dell’ISS ha illustrato le applicazioni del tatuaggio con finalità medica, che riguardano: ricostruzione dell’areola mammaria e del capezzolo dopo intervento chirurgico, alopecia aerata, vitiligine, camouflage di cicatrici di diverso tipo, esiti di labiopalatoschisi, ricostruzione di ciglia e sopracciglia. Il cliente diventa paziente e bisogna tener conto della sicurezza del trattamento, considerando la patologia del paziente, le sue condizioni generali e i farmaci che assume.

L’ultima relazione è della estetista dermopigmentista Rita Molinaro, che opera presso la USLL Treviso e afferma che un’estetista dermopigmentista deve operare con senso estetico, ma considerando la persona nella sua unicità. Dopo interventi invasivi che rendono fragile la bellezza della persona e il proprio riconoscersi, la dermopigmentazione serve per ritrovarsi nel rispetto delle precedenti caratteristiche individuali. È necessaria la conoscenza, la formazione, la competenza del personale, che deve operare secondo protocolli sicuri, di concerto con l’equipe medica, conoscendo la tracciabilità delle materie prime.

La tavola rotonda conclusiva ha coinvolto oltre ai relatori, la dottoressa Elvia Micheli, chirurgo dell’Ospedale di Pordenone e Brigida Stomaci, rappresentante dell’associazione Estetiste CNA.

Il punto focale del dibattito è stata la figura del dermopigmentatore ed in particolare la sua formazione così eterogenea nel nostro Paese, ma anche a livello europeo. Servono programmi formativi completi che comprendano la cute, i pigmenti da applicare, le condizioni igieniche, il consenso informato, che dovranno necessariamente essere svolti in strutture adeguate, con docenti specialisti del settore.

La dottoressa Micheli ha illustrato invece una Brest Unit (centro di senologia multidisciplinare) che si completa con l’attività all’interno dell’ospedale di una dermopigmentista, per la ricostruzione con tatuaggio dell’areola mammaria e capezzolo.

A questo proposito Brigida Stomaci ha ribadito come l’unica figura adatta e competente a questo scopo sia l’estetista, che con la specializzazione successiva alla qualifica, potrà ricoprire questo importante ruolo, non delegabile ad altre figure professionali.

L’estetista ha quindi la possibilità di sviluppare la propria attività in questo campo, dopo gli studi specifici, affiancando i medici con la conoscenza e l’etica professionale che da sempre la contraddistingue.

a cura di Rosanna Bassi

 

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