Dalla strada al museo: Jean Michel Basquiat

8 febbraio 2017

Negli anni Ottanta, in una New York in grande fermento culturale e artistico, in un ambiente multietnico e aperto alle novità contemporanee, il giovanissimo Jean Michel Basquiat, fece breccia e si affermò con la sua arte di strada, per dar vita a un movimento nuovo e di rottura con la “vecchia” concezione dell’arte da museo.

Jean Michel Basquiat nacque a Brooklyn il 22 dicembre del 1960. Il suo interesse per l’arte si manifestò fin dai primi anni di vita, quando, affascinato dai cartoni animati, all’età di quattro anni cominciò a disegnare e a dipingere. La madre, Matilde Andradas, lo assecondò e lo aiutò ad alimentare le sue curiosità, accompagnandolo spesso nei templi dell’arte come il Brooklyn Museum, il Metropolitan Museum e il Museum of Modern Art di New York.

All’età di otto anni, un grave incidente stradale, lo costrinse nel letto per diversi mesi. Aveva tempo e, questo tempo, lo impiegò nelle letture, appassionandosi in particolare a Gray’s Anatomy di Henry Gray, un libro che influenzerà la sua vita artistica (nelle sue opere, infatti si ritrovano spesso elementi anatomici e in onore di Henry Gray intitolò Gray il suo gruppo musicale).

A metà degli anni 70, Basquiat strinse amicizia con Al Diaz, un giovane graffitista che lavorava a Manhattan. Il connubio con Al Diaz diede modo a Basquiat di prendere piena consapevolezza della sua vocazione artistica.  In quel periodo, però, entrò nel tunnel della droga con l’uso di LSD ed eroina. Originale, eclettico, rivoluzionario, ermetico, maledetto, le sue prime opere sui muri della città di NY portarono la firma di SAMO, acronimo di Sam Old Shit.

Nel 1980 arrivò la prima grande occasione con l’esposizione di alcuni lavori al Time Square Show (una retrospettiva organizzata da un gruppo di artisti che, in seguito, daranno vita alla corrente Neo–Pop). Ma fu nel 1981, grazie all’incontro con Andy Warhol, che la sua vita artistica svoltò, raggiungendo livelli importanti.

Da quel momento, l’arte di Basquiat, dalle strade arrivò alle più illustri gallerie della Grande Mela: un successo fulmineo ed esplosivo che lo proiettò velocemente nell’Olimpo e gli permise di arricchirsi in maniera spropositata.

Come accaduto a molte star, anche Basquiat ha dovuto fare i conti con le sue fragilità e dopo la morte improvvisa del suo amico e maestro Andy Warhol, avvenuta nel 1987 – morte che Basquiat non riuscì ad accettare – cominciò il suo declino psicologico e fisico entrando in una fase violenta di tossicodipendenza dalla quale non uscì mai più, pur tentando la disintossicazione. Basquiat espose per l’ultima volta a New York, nella prestigiosa galleria di Tony Shafrazi e le sue opere furono vendute ai collezionisti di tutto il mondo.

In pochi anni Basquiat ha scalato la vetta diventando leggenda, grazie all’innovazione delle sue idee artistiche e al suo essere. E’ considerato, non solo un grande un pittore, ma un poeta moderno, una voce della concrete poetry. Ciò che distingue la poetica artistica di Basquiat è proprio l’estrema padronanza dell’uso del linguaggio, e la capacità di inserire i suoi messaggi in un contesto artistico che prende forma grazie alle influenze occidentali e afro americane, racchiuse nell’uso delle forme e dei colori forti e contrastanti usati dall’artista. L’elemento costante che contraddistingue le sue opere è l’utilizzo delle parole, inserite nei dipinti come parte integrante, ma anche come sfondo per attirare l’attenzione dello spettatore.

L’arte di Jean Michel Basquiat è il riassunto di un’esperienza intensa e, allo stesso tempo, fugace che ha cambiato la storia dell’arte contemporanea portando la street art a fianco di Van Gogh, Picasso e Giotto nei musei più importanti del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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