Costruire il benessere

18 febbraio 2015

a cura di Stefano Sartori

Lo svago dal quotidiano come ricerca di benessere psicofisico è una pratica antica che trova nelle diverse culture abitudini differenti, influenzate sicuramente dalle società e dalle tradizioni e in alcuni casi anche dalle religioni. Indagare le differenti concezioni di relax nei relativi luoghi, attraverso la traduzione architettonico– sensoriale, consente di capire e saper maggiormente apprezzare i dettami che stanno alla base della progettazione dei moderni centri benessere e più in generale di tutte quelle strutture rivolte al benessere psicofisico e alla cura del sé. Il percorso che si vuole intraprendere, costituito da più contributi che da qui si conseguiranno, sarà basato sull’analisi delle soluzioni compositive architettoniche tradizionali che sono risultate essere fondamentali all’organizzazione degli spazi. Soluzioni, che non possono essere scisse dagli altri aspetti quali i materiali, le luci, gli odori, i suoni, i colori e tutto ciò che regola l’atmosfera e coinvolge i nostri sensi; insieme saranno strumento d’analisi in questo percorso poiché contribuiscono a valorizzare o a svilire la ricerca del benessere psicofisico.

Questa rubrica ha l’obiettivo di fornire maggiore consapevolezza della storicità e della lato-spa-66-96provenienza dei vari trattamenti e nel contempo dare nuove idee per soluzioni spaziali e tecniche sensoriali, attraverso una traduzione cosciente del linguaggio tradizionale. La globalizzazione non ha influenzato solo il nostro modo di vivere le relazioni, il modo di vestirci o di mangiare, ma ha anche modificato il nostro modo di vivere i momenti di sosta assorbendo da culture talvolta vicine, altre meno, nuove concezioni. Per far vivere appieno all’utente finale i trattamenti eseguiti nei centri wellness, è necessario conoscere il significato intrinseco che questi racchiudono e per far ciò abbiamo strutturato un percorso attraverso i luoghi e le architetture che maggiormente hanno contribuito a plasmare una nuova idea di relax, oggi declinata nelle moderne strutture del benessere. La cultura ottomana, che per prima approfondiremo, ci fornisce uno dei contributi più importanti: il bagno turco. Nel centro benessere, alla pratica del bagno turco associamo spesso altre esperienze sensoriali che estrapoliamo da differenti tradizioni. Una volta raggiunta la conoscenza basilare, lungo il percorso, di tutte le pratiche che hanno contribuito a forgiare il nuovo concetto di relax, vedremo come si traducono nelle moderne SPA per consentire una pace totale del corpo e dello spirito attraverso l’acquisizione di metodologie transcontinentali e continentali abbinate anche alle pratiche locali.

La cultura ottomana nei centri wellness

Hamam – Il Bagno Turco

Originariamente bagni pubblici, gli Hamam nascono dalla combinazione tra la tradizionale concezione romana di terme e la cultura ottomana. Identificati da una precisa tipologia architettonica, erano tutti caratterizzati dalla stessa struttura a cupola centrale con la presenza della piattaforma calorifera in marmo, utilizzata per la pratica del massaggio. Luogo di ritrovo collettivo, mantiene ancora oggi un’importante funzione sociale e, quasi sempre, per tradizione religiosa, viene rispettata la separazione dei sessi. Ogni Hamam è diviso in 3 zone: la prima si chiama Camekan, ampio ingresso, in cui si può sostare e bere una tazza di tè. Qui, inoltre, trovano collocazione gli spogliatoi e si riceve il Pe temal, un drappo di tessuto per coprire le parti intime.

lato-spa-66-97Si entra poi nel So ukluk, una stanza di transizione che permette di acclimatarsi prima di raggiungere l’Hararet, il vero e proprio cuore dell’Hamam. L’Hararet è la stanza del vapore dove la temperatura viene mantenuta tra i 40° e i 60° e la percentuale di umidità raggiunge il 90-98%. Al centro è collocata la grande lastra di marmo chiamata Göbekta ı, proprio qui, distesi a pancia in giù, potrete ricevere il tradizionale trattamento con il Kese. Quest’ultimo consiste nella pulizia della pelle che viene strofinata a fondo con un guanto di crine (Kese), in questo processo viene eliminata la pelle morta e in seguito si procede a sciacquare con acqua calda. Subito dopo viene praticato un massaggio, normalmente abbastanza energico e infine si procede al lavaggio con acqua calda e sapone. Il bagno turco non è solo un modo per ottenere una pulizia profonda del corpo, ma anche un utile strumento per combattere lo stress, i dolori reumatici, le tensioni muscolari, l’insonnia e le infiammazioni alle vie respiratorie. Incredibile è l’effetto stellato che si viene a creare all’interno dell’Hararet attraverso l’impiego di piccole aperture luminose disseminate sull’intera superficie della cupola che consentono d’ottenere una luce soffusa nello spazio chiuso colmo di vapore. I raggi penetrando dai piccoli fori, generano un’atmosfera surreale e attraversando la folta coltre nebbiosa “irradiano” i corpi e le superfici sottostanti permettendo una lettura sorprendente anche dello spazio architettonico. Sdraiati sulla calda pietra, è così possibile osservare la luce filtrare, avvolti nella nebbia e dal calore diffuso. L’effetto che si dovrebbe ottenere è quello di uno stravolgimento dei sensi, anticamente interpretato come un cambiamento dello stato del corpo corrispondente anche a un cambiamento spirituale. La luce filtrante, fendente i corpi, potrebbe essere letta come un’iconica trasfigurazione, legando quest’esperienza sensoriale anche a un simbolismo religioso. In molte regioni arabe accanto all’Hamam classico troviamo inoltre i cosiddetti Kaplica o Ilica. Si tratta di bagni particolari, privi di una piattaforma calorifera al centro, ma provvisti di una piscina di acqua calda.

Tutti i sensi sono travolti nell’esperienza sorprendente del bagno turco. Riproporre questo stato di totale coinvolgimento, nei nostri contemporanei centri benessere, significa avere una particolare attenzione per i materiali impiegati, per l’utilizzo delle luce naturale e delle moderne tecnologie di illuminazione, significa non sottovalutare la spazialità e la collocazione degli elementi, significa studiare la composizione cromatica e la conducibiltà termica delle superfici, perché una progettazione cosciente ci consente di “Costruire il Benessere“.

Ha collaborato l’architetto Mariachiara Viola.

MABELLA offre ai lettori una linea diretta con l’architetto, che sarà a disposizione per rispondere a domande e quesiti che riguardino la progettazione e la realizzazione di un centro estetico, un centro benessere, una SPA. Per rivolgere le domande scrivere a: Architetto Stefano Sartori: info@sartoriarchitettura.com oppure a: Costruire il Benessere redazione@mabella.it

Stefano Sartori
Stefano Sartori si laurea in architettura allo I.U.A.V. nel 1983. Dal 2001 è titolare dello studio di progettazione “Sartori architettura” in Padova. E’ stato invitato come relatore in simposi di architettura e alcuni lavori sono stati pubblicati in riviste e pubblicazioni specializzate. Lo Studio, in grado di rispondere a richieste progettuali complesse a qualsiasi scala, sempre nell’ottica della sostenibilità e del risparmio energetico, ha progettato e realizzato, per la committenza pubblica e privata edifici nel campo residenziale, commerciale, direzionale; strutture alberghiere, spazi pubblici e infrastrutture; design masterplan; architettura d’interni, oltre che di progettazione diretta al recupero e riuso di edifici storici. Sartori architettura ha partecipato e partecipa a concorsi nazionali e internazionali.
Sartori architettura ● T +39 049 8760017 ● www.sartoriarchitettura.com