Clienti app…etibili?

22 marzo 2017

Le “app” sono strumenti di comunicazione e di promozione efficaci, ma ci siamo chiesti se sono sempre utili e quale impatto possano avere nel rapporto con i clienti di un centro estetico?

Chi, al giorno d’oggi, non ha un cellulare in tasca, anzi uno smartphone per gestire meglio la propria routine? L’oggetto che teniamo sempre appresso è riduttivo chiamarlo telefonino: sta diventando il nostro computer di bordo, la scatola nera che traccia quasi tutte le nostre comunicazioni, recupera le informazioni e pianifica le nostre attività.

Le famose “app” sono metaforicamente definite come “sistemi che semplificano la vita” e, lo sviluppo del settore tecnologico sta determinando il successo di un numero sempre più crescente e progressivo di softwaristi che propongono applicazioni di tutti i generi. La conseguente domanda che ci poniamo è: quale impatto possono avere i nuovi applicativi e strumenti gestionali nel settore benessere? Avvezzi come ormai siamo anche all’utilizzo di social network, che ci permettono di dialogare con diversi target di persone e di aggiornare i nostri clienti sulle proposte dei nostri istituti, una volta tanto il nostro intento è quello di avviare una riflessione proprio sulle “app” che vengono proposte ai titolari di centri estetici. La finalità è evidente: è un nuovo modo per fidelizzare i clienti già acquisiti e magari anche di catturarne nuovi.

Sulla carta, qualsiasi persona può scaricare la “app” che un determinato centro estetico si è creato, venendo a conoscenza delle iniziative avviate fino anche a concedere la possibilità di prenotare un appuntamento, consultando direttamente l’agenda del centro estetico (e quindi individuando gli spazi liberi) con richiesta di un trattamento specifico. Tecnicamente sembra una cosa agevole, ma non è detto che sia congeniale per chi svolge la professione di estetista: non è facilmente individuabile il tempo che si può riservare a un trattamento, che può variare da persona a persona a seconda della pelle, delle caratteristiche fisiche, delle eventuali patologie presenti, ecc. Poi verrebbe a mancare uno degli aspetti fondamentali dell’approccio con il cliente, quello di saperlo coccolare riservando le dovute gentilezze. Al contrario, il rischio è quello di far sentire il cliente un robot, la cui manutenzione avviene come in una catena di montaggio, senza poter dedicare quella attenzione che effettivamente merita.

Nel nostro istituto possiamo dunque lavorare così? Sarà positivo questo passaggio? Personalmente credo che non possiamo privarci di un aspetto fondamentale della nostra professione: quello di ascoltare il cliente per capire realmente il suo fabbisogno estetico, calcolando il fatto che solo nel momento dell’appuntamento riusciamo realmente a scoprire i tempi necessari per il trattamento richiesto.

Riuscire a coniugare perciò le due esigenze – acquisire nuovi clienti e contemporaneamente mantenere al giusto livello il nostro standard di qualità – non è affatto facile. Vale la pena specificare poi che non tutto quello che avviene nel resto del mondo è mutuabile in Italia: negli Stati Uniti e nel Regno Unito spopolano le “app” che consentono addirittura di poter prenotare a domicilio trattamenti di estetica, acconciatura, massaggi, lezioni di trucco, ecc., effettuati da persone senza alcuna qualifica certificata. Chiariamo fin da subito che tutto questo nel nostro Paese non è possibile, le leggi di settore vietano i trattamenti a domicilio (sono consentiti eccezionalmente solo agli imprenditori del settore) e pertanto, chi si attiva in tal senso, è un irregolare. Addirittura questi sedicenti professionisti si propongono tramite “app” o altri sistemi informatici a orari impossibili o a prezzi stracciati: essendo abusivi loro non corrono alcun rischio, il rischio è tutto sulla pelle dei clienti. Va fatta perciò molta attenzione a pubblicizzare questo fenomeno, che è dannoso sia per le imprese in regola, sia per la stessa gente che si abbandona nelle mani di persone sconosciute e senza le necessarie competenze per garantire la salute delle persone.

Valeria Sylvia Ferron
Valeria Sylvia Ferron inizia la propria formazione nell’estetica professionale come scuola dell’obbligo e opera come estetista da quando aveva 18 anni. Ha avviato e gestito diversi Istituti di estetica e benessere, un’attività che prosegue oggi, dopo 26 anni di lavoro come titolare. Parallelamente coltiva il suo interesse per il trucco teatrale e il body painting, conseguendo nel 2009, il brevetto di Truccatrice Teatrale e Cinematografica a Roma. Da 9 anni docente in un istituto di formazione professionale per estetiste a Vicenza. È da anni impegnata nella tutela e sviluppo della categoria estetica attraverso Confartigianato, rivestendo il ruolo di Presidente prima a livello provinciale, in seguito regionale e dal 2012 come Vice nazionale.
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