Bellezza, imperfezioni, emozioni

Bellezza, imperfezioni, emozioni

Intervista a Umberto Borellini
Bellezza autentica. È possibile vedersi belle anche con qualche difetto?

È possibile?… è indispensabile! La vera bellezza è imperfetta! Dallo strabismo di Venere, al naso leggermente aquilino di Marlon Brando…la perfezione è noiosa! L’unicità di una bellezza non stereotipata, invece, può colpire come un fulmine. Anzi meglio…come un “colpo di fulmine”.

Comunque è giusto considerare che non vi è nulla di sbagliato nell’avere a cuore la propria immagine, anzi voler apparire belli e sensuali è uno degli istinti basilari degli esseri umani. La cura della propria immagine genera soddisfazione e piacere, quindi avere a cuore la propria bellezza è un atto di cura verso se stessi e permette ad ognuno di esprimere il massimo e di far emergere la propria naturale essenza, unica e irripetibile. Sentirsi brutti, inadeguati e insoddisfatti ci chiude al mondo, rende difficili i rapporti con gli altri, creando complessi e insicurezze.

Spesso ci dimentichiamo che il corpo è la manifestazione tangibile e concreta della nostra esistenza e il rapporto che abbiamo con esso determina in larga misura la relazione che abbiamo con noi stessi e di conseguenza con la vita e con gli altri.

È banale e semplicistico ritenere che la cura del corpo sia sempre un atto di pura vanità o addirittura di narcisismo. Può ovviamente esserlo, ma può anche rappresentare un veicolo per lo sviluppo di una personalità più forte e sicura, contribuendo a rinforzare la propria autostima.

Il problema è non far diventare la cura di se stessi e del proprio corpo un’ossessione, come talvolta può accadere, ma trovare un equilibrio tra il desiderio di migliorarsi e quello di rimanere comunque se stessi (sapersi riconoscere allo specchio). ( Leggi l’articolo “Tu chiamale se vuoi emulsioni” di Umberto Borellini)

Spesso la mancanza di equilibrio nasce dalla difficoltà di conformarsi ai canoni di bellezza “imposti” dalla moda corrente, difficili, se non impossibili da raggiungere, e diversi dal proprio personale indice di misura della bellezza.

Questo può comportare delusione e frustrazione, infatti, la gratificazione che una persona può trarre dal prendersi cura di sé e di conseguenza “piacersi” di più, non si ferma al solo aspetto fisico, ma si espande anche all’aspetto psicologico, comportando maggior sicurezza in se stessi, nei confronti del mondo esterno e nei rapporti con gli altri. Sentirsi più belli spesso corrisponde con l’esserlo realmente e sicuramente aiuta ad apparire più belli agli occhi degli altri.

Talvolta, tuttavia, la percezione dei propri difetti fisici diventa un’ossessione: lo specchio allora può rappresentare una base sicura o anche il nostro peggior nemico, ci conforta o ci terrorizza. Possiamo, quindi, significativamente considerarlo la “cartina di tornasole” del nostro percorso: quando l’immagine che si vede riflessa di noi stessi è quella realmente desiderata, quando guardandoci sentiremo dentro una bella sensazione di accettazione avremo realizzato la sintesi tra reale e ideale, tra psiche e corpo.