All’alba della cosmetica: Egitto tra religione e bellezza terrena

28 giugno 2017

La Valle del Nilo, che i suoi abitanti chiamavano “la Terra Nera” per la fertilità del suolo, ha conservato per millenni il fascino dell’eterna giovinezza, della bellezza e della perfezione del corpo, attraverso le immagini scolpite e dipinte della civiltà egizia, custode dei più preziosi segreti di cosmetica per oltre tremila anni.

Nella vita, come nell’aldilà, dal Faraone all’operaio della necropoli di Tebe, la cura del corpo attraverso unguenti, profumi, trucchi e balsami era una necessità per mantenere un’armonia esteriore e, contemporaneamente anche una purezza dello spirito.

Nata come un fenomeno di carattere religioso e passata nell’uso dei comuni mortali, la cosmesi aveva un ruolo centrale nella vita in Egitto: unguenti e profumi erano indispensabili per proteggere la pelle dal sole cocente o dal vento di sabbia, al punto tale che il loro mancato arrivo provocò uno sciopero del villaggio di Deir el-Medineh ai tempi di Ramesse III e un’insurrezione  delle truppe di Seppe intorno al 1300 a.C.

Uno dei riti più importanti e meglio testimoniati è la purificazione del corpo del Faraone al quale si sottoponeva ogni giorno. Questo rito veniva chiamato “cerimonia di toeletta” ed era diviso in tre fasi:

1 – Il lavacro, che consisteva in un bagno purificatore. Questo primo rito alludeva alla nascita dal Nun, parte maschile dell’oceano primordiale, del dio sole.

2 – L’incensamento del corpo del Faraone riproduceva la metamorfosi del Re in Horus, il dio falco.

3- L’ultima fase della toeletta prevedeva da parte del Faraone l’assunzione di piccole palline di natron da masticare. Il natron era utilizzato per mantenere una buona igiene orale e simboleggiava la rinascita del Re al mondo superiore.

La detersione del corpo era un rito che non veniva compiuto solo da Faraone, ma era un’usanza di tutti gli egiziani, anche nei ceti meno abbienti.

Al posto del classico sapone moderno, ancora sconosciuto, veniva utilizzata una pasta a base di cenere e argilla alla quale venivano aggiunti la calcite, sale, miele e il natron.

Da non sottovalutare nella cura del corpo e nell’importanza di preservare la bellezza, nell’antico Egitto queste pratiche estetiche avevano anche un ruolo importante nella sfera sessuale: un elemento di seduzione fondamentale sia per gli uomini che per le donne era avere la pelle molto liscia e idrata. Il papiro di Ebers testimonia una curiosa ricetta depilatoria che consiste nel far bollire e applicare su un supporto di ossa di corvo carbonizzate, un maleodorante impasto composto da escrementi di mosca, olio, succo di sicomoro, gomma e melone. Ovviamente, come avviene anche oggi, dopo il trattamento per l’eliminazione dei peli era necessario detergere la pelle e frizionare la cute con prodotti a base di incenso e pomate profumate.

La donna, nel suo ruolo di rappresentare la femminilità e la seduzione, aveva una vasta scelta di prodotti per evitare la formazione delle rughe, le screpolature dovute dal clima, ma anche una vasta gamma di colori per un vero e proprio make-up quotidiano.

Tra i trattamenti di cui abbiamo maggiore testimonianza, ricorrono spesso negli scritti di Erodoto e Plutarco, l’uso di vere e proprie maschere di bellezza, molto spesso descritte come miracolose. Per il viso si utilizzava molto l’olio di mandorla che aveva proprietà antiaging, mentre il miele mescolato con il natron rosso e il sale marino era ideale per schiarire l’epidermide e rendere la pelle compatta.

Come accennato, l’invecchiamento era un problema molto temuto e per combatterlo, oltre all’olio di mandorla, i prodotti più diffusi e più usati erano a base di resine aromatiche, olio estratto dall’albero di moringa, foglie di una particolare pianta che profumavano di limone e cera.

Nella preparazione di prodotti per il corpo e il viso, non mancavano nell’antico Egitto, formule che prevedevano sostanze animali, come l’uovo di struzzo o salamandre.

Per decorare e abbellire maggiormente i tratti del viso, era in usanza truccare gli occhi con una riga nera o verde attraverso l’uso di malachite o galena, che mescolati a resine e linfa di sicomoro, avevano anche una funzione antibatterica, proteggendo in particolar modo i bambini dalle malattie oftalmiche.

Tra le rappresentazioni più belle ed eleganti giunte fino a noi, il busto della Regina Nefertiti, datato tra il 1353 e il 1336 a.C., incarna e rappresenta la bellezza non solo di una grande donna, ma mostra un “make-up” completo dove la carnagione delle guance è sfumata da un colore rosa-marroncino, le labbra leggermente colorate di rosso-bruno e gli occhi finemente decorati con il kajal.

a cura di Camilla Barni

 

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